Felice Accame, docente di Teoria della comunicazione ai corsi centrali della Scuola allenatori del Settore Tecnico, dà il benvenuto a tutti gli utenti che partecipano al dibattito.
Messaggio inviato da Settore Tecnico
Buonasera. Sono un allenatore che lavora in una squadra dilettantistica. Spesso i tempi per noi sono abbastanza ristretti, e dobbiamo conciliare la necessità di fare molte cose in poco tempo ed in un numero di sedute limitate. In questa situazione come pensa debba essere gestita la comunicazione con la squadra alla ripresa degli allenamenti? A tutti piacerebbe fare un'analisi dettagliata sulle prestazioni dei propri calciatori ma come conciliarle con le nostre esigenze di tempo
Intervento di Marco PaciniLa domanda è particolarmente spinosa. Direi che noi in genere possiamo risparmiare sulle comunicazioni soltanto laddove ci sia molto di condiviso con i nostri interlocutori. Pertanto, l'allenatore che ha poco tempo durante la settimana, deve "seminare" bene in precedenza. Per esempio, durante la preparazione pre-campionato. In quelle circostanze, si potrà porre le basi per potersi capire più avanti - magari anche con un solo cenno, uno sguardo, poche parole insomma, ma efficaci.
Per quanto concerne l'analisi della prestazione del calciatore - che ritengo debvba costituire un sapere fondamentale non solo per il singolo ma anche per il collettivo - è opportuno che l'allenatore specifichi i criteri in base ai quali distribuisce i suoi giudizi e che la squadra, dal canto suo, sappia discutere criticamente questi criteri e, nel caso, sappia farli propri.
Nei colloqui con i giocatori quanto "paga la cruda verità? Mi spiego meglio, se si hanno in mente delle gerarchie all'interno della squadra (titolarissimi, titolari, riserve etc.) è prferibile farne partecipe i giocatori, magari con colloqui singoli, oppure no?
Intervento di Stefano RuotaCredo convenga all'allenatore un rapporto di estrema trasparenza fra lui e la squadra. La comunicazione leale, onesta, rispecchiante davvero il pensiero dell'allenatore non può che far bene al rapporto con i giocatori. I colloqui con i singoli giocatori sono necessari, ma tenendo presente che, effettivamente, sono poche le cose che sono davvero private. Il gioco del calcio è un gioco collettivo e il sapere di uno è fondamentale per l'economia complessiva dell'intera squadra. Tuttavia, vi sono circostanze in cui il rapporto diretto tra allenatore e singolo giocatore diventa importante. Però ci si ricordi che nulla rimane nascosto alla squadra e perciò occorre quel minimo di riguardo che non metta in imbarazzo il giocatore e, al contempo, non faccia perdere autorevolezza all'allenatore.
Aggiungo una cosa. Titolarissimi, titolari e riserve dovrebbero risultare chiari già nel lavoro settimanale. Solo in circostanze eccezionali la formazione che scende in campo deve costituire una sorpresa per la squadra, perché le scelte dell'allenatore devono seguire a criteri di gestione - e di giudizio tecnico - condivisi.
Ci sono delle "regole" da seguire su come gestire la comunicazione durante l'intervallo? Spesso in 15 minuti vorremmo dare molte informazioni e fare dei cambiamenti, ma quanto conviene riempire di parole calciatori stanchi dopo 45 minuti di gara?
Intervento di Mirko FarelliLa prima regola è non perdere tempo, non lasciarsi sopraffare dalle emozioni e non ripetersi. Il poco tempo a disposizione del tecnico lo sfrutterei preparando già nel primo tempo l'ordine degli argomenti. Per esempio: fase di possesso palla, fase di non possesso, palle ferme a favore, palle ferme a sfavore, situazione disciplinare, situazione fisica e eventualità - e comportamenti relativi - nel cambio del risultato. Essenziale è stabilire o ristabilire il rapporto con la squadra, ma anche alcuni colloqui individuali - con i protagonisti magari più in difficoltà - possono risultare determinanti. Sopratutto raccomando: mai farsi prendere dall'enfasi, mai alzare i toni eccessivamente. Nell'intervallo l'allenatore mette in gioco tutta la sua credibilità.
Come comportarsi se nell'intervallo un presidente entra nello spogliatoio per dare indicazioni all'allenatore o alla squadra?
Intervento di Paolo BrilliIl Presidente, ovviamente, è un interlocutore come un altro. In questo caso sta, però, prevaricando un ruolo che non gli compete. Per certi versi è allora opportuno che l'allenatore, coinvolgendolo nel discorso, gli faccia anche notare l'eccezionalità del suo comportamento. Tuttavia, la circostanza dell'intervallo, come detto, è breve e delicata. Aspetterei dunque il giorno successivo per chiedere al Presidente alcuni chiarimenti. Per esempio: il suo intervento vuole essere de-legittimante l'operato dell'allenatore ? O, piuttosto, vuol porsi in aperta dialettica ? Allora, in questo secondo caso, occorre che il Presidente - per il bene e per l'unità di intenti che deve caratterizzare squadra e Società - accetti un confronto aperto con l'allenatore, la squadra e il direttore sportivo. Comunque è bene che l'allenatore non giunga impreparato di fronte a queste situazioni. Al momento della firma del contratto questi argomenti vanno affrontati. E' meglio che l'allenatore ottenga dal Presidente la garanzia della propria autonomia operativa in rapporto alla squadra. Questa chiarezza risulteràm determinante per la salute del collettivo.
La squadra ha perso per una serie di incomprensibili disattenzioni di alcuni giocatori specifici. Alla ripresa degli allenamenti l'allenatore deve riprendere questi giocatori singolarmente o davanti a tutto il resto della squadra? Come ci si comporta in questi casi?
Intervento di Enrico SalvadoriQualsiasi errore di un singolo è patrimonio comune. Ogni errore - di cui sapere la causa, si ricordi, non è semplice - è sia del singolo che del collettivo - allenatore compreso, perché quel giocatore che, forse, ha sbagliato, comunque, l'ha messo in campo lui e come tale ricade sotto la sua responsabilità. Il ruolo dell'allenatore è difficile proprio per questa ragione. Una squadra "vincente", poi, è una squadra in cui ciascun componente sa assumersi le proprie responsabilità - in pubblico.
Quanto un allenatore può essere tollerante sugli atteggiamenti di un giocatore ritenuto fondamentale per la squadra, rispetto agli altri giocatori 'normali'? E' possibile fare due pesi e due misure?
Intervento di Carlo RosinLo sconsiglio sempre. Il campione, il grande talento, si dimostra tale proprio perché sa mettere le proprie qualità al servizio del risultato collettivo. L'allenatore che usa due pesi e due misure prima o poi si troverà nei guai: perderà la fiducia della squadra e non potrà più contare sull'unanime dedizione di chi, per esempio, si è sentito discriminato da scelte pregresse.
Capita a volte, o spesso, che l'allenatore venga a sapere che qualche giocatore abbia criticato duramente le sue scelte con i compagni di squadra. L'allenatore deve riprenderlo -e in caso affermativo in che modo - o far finta di non sapere?
Intervento di Franco VenturiniSia in caso di critiche nascoste e fatte in privato, che nel caso di critiche pubbliche, credo che l'allenatore faccia meglio ad affrontare direttamente le questioni. Ogni critica, d'altronde, è retta da presupposti e giudizi: può essere un bene - un'occasione di confronto importante - discuterla con la squadra e può costituire un'occasione di rlancio dopo un periodo di difficoltà. Può costituire una nuova base su cui ripartire. E' peggio - per l'economia di una squadra - quando le critiche rimangono tacite e inespresse.
Quanto un allenatore piò entrare nella vita privata di un giocatore? E quanto è opportuno che sia rigido con la squadra rispetto, ad esempio, al comportamento da tenere fuori dal campo? E' utile che lo controlli, ad esempio, anche negli orari serali? E se si accorge che qualche giocatore 'sgarri' che3 cosa può fare?
Intervento di Fabio RussoLa vita privata di ciascuno di noi è sacra. Tuttavia, la vita di un personaggio pubblico - come quella di un calciatore - è spesso, per definizione, carente di privacy. Non solo. Va considerato anche il fatto che ogni comportamento "deviante" può costituire handicap per la squadra. Tuttavia handicap per la squadra è anche costituito dal principio di sfiducia con certi allenatore impostano il rapporto con i propri giocatori. Le regole più seguite sono quelle fatte proprie dal singolo individuo e da quella collettività che, crescendo, ne sente la necessità. Tutte le regole imposte - calate dall'alto - sono invece destinate ad essere trasgredite - mettendo in difficoltà, spesso, l'allenatore che le aveva prescritte.
Essendo prossima la chiusura del dibattito live vi preghiamo di non inviare ulteriori domande. Verrà risposto alle domande finora pervenute. Vi invitiamo, quindi, a rimanere on line.
Messaggio inviato da Settore Tecnico
In caso di sostituzione di un giocatore, quante e quali istruzioni deve impertire l'allenatore al giocatore che entra?
Intervento di Carlo Alberto VittoriniIl giocatore che subentra deve già sapere praticamente tutto ciò che c'è da sapere. Se subentra è segno che risponde ad un'esigenza chiara e precisa - compresa da lui come dall'intera squadra. E' difficile che costituisca davvero una sorpresa. Pertanto le poche istruzioni che riceve saranno, nella situazione, più che sufficienti. L'importante è la base - quell'insieme, cioè, di nozioni condivise sulle quali si è lavorato collettivamente in precedenza e durante la settimana di allenamento. Il sapere che conta - quello ben fondato e chiaro nella testa del giocatore - non può essere impartito all'ultimo momento in circostanze di forte emotività e di difficoltà ambientali.