TREQUARTISTAIl trequartista non è un ruolo ma tanti ruoli è il pupillo dell'allenatore,il leader della squadra è il collegamento di tutti i reparti nel calcio moderno se pensiamo al passato chiamiamolo REGISTA.Le trequarti in un campo da calcio sono 2 la tua e l'avversaria quindi abbiamo delineato la zona di base o dove deve maggiormente essere per operare sia in fase offensiva sia in fase difensiva.QUALITA resistenza nella corsa( non deve essere un fulmine se no nelle ripartenze ti trovi i tuo compagni alle spalle che devono impegnarsi al massimo per seguirti),ottima tecnica individuale ,idea del gioco ( non dimentichiamo che in una partita le situazione sono innumerevoli e la voce dell'allenatore a volte non arriva).DOTI tecniche,tiro,conduzione palla,passaggi e lanci precisi,pressing,raddoppi,smarcamenti,calci piazzati,ottima difesa palla,possibilmente ambidestro per non trovarsi mai in difficoltà e girare dove si vuole,il dribbling però in zone e in situazioni di dare possibilità alla tua difesa di organizzarsi ecco perchè la lettura della partita .FISICITA avere un buon fisico a calcio conta anche se molti non sono alti che interpretano questo ruolo vedi SNEJDER tanto per dire un nome,per i rilanci del portiere e per contrastare serve avere un buon fisico..TATTICA abbiamo detto buona lettura della partita ,saper muoversi senza palla,aiutare i compagni,ricevere palla sulla sua trequarti su impostazione dei difensori o mediani,rifinitore di una azione(ultimo passaggio)assist-men,se un suo compagno alza la testa la prima persona che vedrà sarà lui. Il fantasista? E' quello che legge bene le situazioni in campo dandone una azione logica.Avere un trequartista è come avere un uomo in più di queste caratteristiche se la squadra avversaria lo vuole marcare dovrà scegliere un podista e molti giocatori correre a vuota non piace e se lo vuole marcare a zona c'è il rischio di creare confusione nei reparti.Nel mio modulo preferito 3-2-4-1- il trequartista è nei 4 con le 2 ali e l'attaccante...giocare con 2 punte implica molta intesa che a volte non arriva.A calcio l'unico ruolo dove dalle giovanili fino a quando termini di giocare viene insegnato e maggiormente allenato è il portiere ,insegniamo bene tutti i ruoli e non darli ai calciatori solamente per caratteristiche.Angelo Alighini
Complimenti per l'argomento trattato, al giorno d'oggi fondamentale per un allenatore e più in generale per la gestione di un gruppo. I calciatori sono cambiati la comunicazione è cambiata conseguentemente sono cambiati gli strumenti che creano il rapporto tra allenatore e giocatore e tra i giocatori, dobbiamo essere noi, sicuramente non più ventenni, ad adeguarci utilizzando anche i moderni strumenti. La voce del leader moderno viene amplificata dall'enorme cassa di risonanza degli odierni mass-media, il problema nasce dai leader "negativi" che potendo agire su più fronti riescono a trascinarsi dietro sempre più persone, come sottolineavi, limitando i contatti personali vengono nascosti tutti i segnali che metterebbero in allarme l'interlocutore di turno.Buon Lavoro.Stefano Guerrini
La migliore qualità di un leader è la CREDIBILITA' questo vale anche in tutti i campi ,per essere seguiti e ascoltati la credibilità aumenta la fiducia di chi hai vicino e che lavora con te. Se io scrivo :”...Ho visto anche troppi calci d’angolo eseguiti male,le palle inattive hanno una particolarità che in base la loro posizione possono diventare occasioni da rete e il calcio d’angolo è una di queste e andiamo a approfondire.Partirei prima da dove la palla deve cadere ,la zona perfetta è tra la riga dell’area piccola e il dischetto del rigore per 2 ragioni principali : la prima evitare l’uscita del portiere, la seconda è la facilità di organizzare da parte dell’allenatore il posizionamento dei calciatori in area a suo piacimento, a rientro o a uscire? Io consiglierei a rientro a uscire ha due incognite che il calcio …..” e poi vedono che il colpo di testa che ha dato la vittoria della Spagna sulla Germania è stato effettuato in quella zona ho dato CREDIBILITA' e nell'indicare tale esecuzione il calciatore avrà più fiducia di chi lo sta allenando.Il bagaglio tecnico/tattico di un allenatore è importante ,come conoscere le qualità di un calciatore, insegnare è una dote che non tutti hanno come anche gestire un gruppo ma se si ha credibilità tutto sarà facile.Angelo Alighini
Ad integrazione delle qualità personali, morali e professionali che contraddistinguono un allenatore di calcio, la sua figura di leader di un gruppo affidatogli per il raggiungimento degli scopi prefissati, i più possibili realistici, alla portata, a parte la vittoria finale assoluta, e tutte le altre qualità qui ben analizzate ed approfondite nella tesi di fine corso master, credo si debba mettere in primo piano anche la capacità, la bravura dell'allenatore nel saper gestire al meglio la squadra incentrando il suo lavoro di tecnico nell'ottica, nella valutazione dei gol fatti e subiti.In sostanza sono convinto che un allenatore di qualsiasi livello dalle giovanili alle categorie superiori, più avanzate, se dovesse ritrovarsi o cercasse di migliorarsi per assumere i connotati di carattere, temperamento e personalità come descritto esaurientemente nelle “Qualità psicologiche del Leader” ma poi risultasse deficitario della cultura del gol, di come tecnicamente e soprattutto tatticamente si può realizzarlo e ancor più prevenirlo, per carenza di apprendimento o per non essersene mai occupato a livello di studio, di argomento allora nonostante tutte le sue qualità meritorie acquisite per diventare un leader, le probabilità di questo ipotetico allenatore per riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati, al limite anche quello di non farsi esonerare anzitempo, verrebbero a diminuire di molto e nel breve termine.Ho l'impressione infatti, dettata dalla constatazione della realtà, che la carriera o il desiderio di affermazione di un allenatore, di un giovane allenatore alle prime armi, dipenda molto da questa conoscenza, apprendimento dei gol intesi come materia calcistica si cui bisogna essere preparati, informati, acculturati tenendo conto delle loro varie tipologie, dai gol evitabili e quelli imparabili.I primi sono quelli che si possono prevenire eliminando i corrispondenti errori tattici sempre ripetitivi e gli stessi, con ricorso ed applicazione di opportuni accorgimenti e correttivi tattici come sono il controllo visivo attivo, CVA, nella Difesa Elastica e la posizione frontale attiva, PFA, mentre i secondi pur dipendendo da fattori di unicità difficilmente eludibili per casualità, imprevedibilità, errori arbitrali o gesti tecnici singoli, in combinazione e tiri a rete da manuale, possono tuttavia avere anch'essi dei margini d'introspezione finalizzata al miglioramento, al consolidamento della tattica difensiva e offensiva.Una lacuna formativa presente non solo nell'allenatore già leader che per non compromettere le sue aspettative future, andrebbe a mio avviso colmata, affrontata introducendo i gol, la visione dei relativi filmati, come materia di studio e prova d'esame sul loro rapporto di causa-effetto per i candidati ai corsi per allenatori di qualsiasi livello.
è una tesi bellissima ricca di contenuti indispensabili soptatutto per chi lavora nel settore giovanile e scolastico, spunto di riflessione per ogni allenatore.... complimenti! dott. G. CONTI
Un ottimo allenatore deve capire e far emergere le qualità di un calciatore migliorandole e allenandole , mai imporre delle qualità è come insegnare le tabelline a uno che non piace la matematica se avrà talento le imparerà. Un calciatore non conosce e non vede le sue qualità perchè fa tutto per istinto.Angelo Alighini
Il grande merito è quello di aver trattato con notevole competenza argomenti di una certa complessità a dimostrazione del fatto che il livello culturale della categoria è sensibilmente cresciuto.Probabilmente sarebbe opportuno proporre il lavoro come traccia per successivi corsi.Complimenti e felicitazioni.prof.Martino
Condivido anche io i giudizi positivi espressi sulla tesi. Complimenti davvero è una tesi originale ed impegnativa.Merita di essere divulgata e studiata.Giovanni
Sono molto interessanti i capitoli che trattano le categorie di gioco ed il processo di gerarchizzazione e quello sulla comunicazione.Complimenti per il lavoro svolto.
E' un bellissimo lavoro di ricerca che sicuramente riceverà apprezzamenti e consensi.Mi piacerebbe se su queste tematiche si organizzasse un bel seminario di aggiornamento.
Una tesi di grandissimi contenuti....Complimenti
muy bueno el contenido de la tesi,es una nueva forma para poder ser un mejor entrenador!!! graciasss!!
è un lavoro originale e ricco di spunti di riflessione.Trattandosi di tematiche mai affrontate in precedenza è da apprezzare soprattutto il coraggio e lo spirito di ricerca.Secondo me è venuto fuori una tesi interessantissima e meritevole di essere divulgata.Avrei piacere che si aprisse un forum su queste problematiche
Ho letto con molto interesse la tesi, pur trattandosi di argomenti inusuali l'ho trovata pertinente per un nuovo ruolo dell'allenatore di settore giovanile.I capitoli che trattano gli aspetti del processo di insegnamento-apprendimento sono chiari ed esplicativi e denotano una competenza metodologica didattica di un certo spessore che fa onore alla scuola allenatori italiana.
Sono molto contento che avete pubblicato questa tesi,onestamente non pensavo che a fine corso si potessero presentare lavori di questo genere.Mi ritengo fortunato per esserne venuto a conoscenza perchè in qualità di studente di scienze motorie mi aiuterà molto nella preparazione della mia tesi.Complimenti per il coraggio e la competenza con cui sono stati affrontati argomenti complessi e difficili.Infatti parlare di questioni che riguardano la mente, le categorie cognitive e soprattutto dei processi dell'attenzione nel modo in cui sono stati esposti è motivo di orgoglio di tutta la categoria.
Ho letto con molto interesse e soddisfazione la tesi che avete pubblicato.In un primo momento sono stato spinto solo dalla curiosità del titolo poi piano piano andando avanti con la lettura mi sono appassionato sempre più.E' raro leggere di queste cose nel nostro ambiente, difatti come si afferma chiaramente nella tesi facendo riferimento a quel famoso articolo del prof.Accame apparso sul notiziario di qualche anno fa non mi aspettavo che avesse seguito e che soprattutto ci fosse qualcuno che ne avrebbe accettata la sfida.Ne è venuto fuori secondo me un brillante lavoro di ricerca che andrebbe ulteriormente valorizzato fino a farne diventare oggetto di studio nei futuri corsi di allenatore, soprattutto in quelli che trattano di settore giovanile.Nella tesi più volte si fa riferimento a slide esplicative, probabilmente trattano la realizzazione pratica dei lavori di gruppo e della seduta operativa, mi farebbe molto piacere se le pubblicaste perchè sicuramente saranno interessanti ed utili ad una maggiore conoscenza
Complimenti per il lavoro di ricerca che è interessante ed originale.In alcune parti del lavoro si fa riferimento spesso a slide di accompagnamento che sicuramente riguarderanno applicazioni pratiche, è possibile divulgarle oppure è materiale riservato?
Sono rimasto molto sorpreso da come problematiche così complesse sono state affrontate e sviluppate.Pur essendo un argomento difficile ed inusuale la lettura è chiara e scorrevole e questo già di per se è un grandissimo merito.Consiglio a tutti coloro che si occupano di formazione e di educazione sportiva di farne studio perchè veramente è una tesi di grandissimo significato culturale.UN CONSIGLIO: non vi fate spaventare dal titolo, studiarla ne vale la pena.
Ho letto con molto interesse la tesi.Debbo confessare che ci troviamo, almeno per quanto mi riguarda, di fronte ad una trattazione approfondita di tematiche che non possono essere ignorate da coloro che intendono assolvere al compito di allenatore in un modo meno superficiale e scontato.E' chiaro che chi l'ha scritta probabilmente possiede un grado di istruzione e di cultura al di sopra della media perchè tutti gli argomenti sono stati trattati con rigore e chiarezza.Credo senza ombra di dubbio che sarà molto utile a tutti coloro che andavano alla ricerca di una maggiore consapevolezza operativa.Complimenti anche al prof. Accame che ha avuto il coraggio di sostenere la bontà del lavoro.
Due sono le cose che più mi sorprendono di fronte alla lettura della tesi:- il grande e diffuso dibattito che ne sta scaturendo;- gli apprezzamenti e gli attestati di stima che ne stanno derivando.Questo mi fa pensare che probabilmente c'era un grande bisogno di leggere qualche cosa che uscisse fuori dai canoni tradizionali e che forte era l'esigenza di approfondire e di conoscere.Questa tesi va sicuramente in questa direzione: è una grandissima opportunità per tutti coloro che intraprenderanno la carriera di allenatore ed uno strumento didattico fondamentale per quelli che invece già operano, soprattutto nei settori giovanili.A questo proposito faccio mie le riflessioni del prof. Accame inserite nelle premessa, bella l'idea di cominciare con l'esposizione di un articolo e molto bella la poesia inserita nell'introduzione, ciò evidenzia una sensibilità culturale fuori dal comune dell'autore,quando sostiene la tesi che spesso si affidano incarichi, purtroppo ahimè anche in settori giovanili di squadre importanti, non perchè si valutano le capacità e le competenze dell'allenatore ma solo per la carriera di calciatore, che per carità è un'esperienza che va recuperata , ma che senza ombra di dubbio non può non essere accompagnata dalla cultura e dai saperi nell'accezione più larga del termine.Alla luce anche degli ultimi risultati negativi delle squadre nazionali giovanili probabilmente questa riflessione sarebbe necessaria anche a livello di federazione e di settore tecnico.Il mio augurio è che dietro questa bellissima tesi anche altri trovino il coraggio e la passione per proporre all'attenzione del nostro mondo un nuovo modo di pensare e proporre calcio: più consapevole, più riflettuto e più approfondito.Tonino
Il consenso che sta ricevendo la tesi dimostra che il nostro ambiente non è solo frequentato da praticoni ed esseri incolti.Tutti quelli che hanno letto e parlato della tesi mostrano non solo di essere interessati agli argomenti trattati ma anche la necessità che intorno ad essi si apra un confronto per arricchire ed approfondire ancora di più le varie tematiche.Personalmente ho trovato fortemente interessante il modo come i vari argomenti siano stati tenuti assieme.Infatti collegare gli aspetti mentali e biologici dell'apprendimento con quelli delle categorie di gioconelle loro inferenze orizzontali e verticali ed il relativo processo di gerarchizzazione che ne deriva è un'operazione originale e nuova.Così come l'esposizione dei sub-processi dell'attenzione e dei vari tipi di memoria.Ma secondo me la cosa più innovativa e meritoria è il fatto di aver concepito l'organizzazione del lavoro e le varie sedute di allenamento secondo le quattro fasi che la mente attraversa quando si trova di fronte alla risoluzione di un problema.L'interazione dei principi delle fasi di gioco, l'organizzazione dei gruppi, altra operazione originale quella di aver definito e strutturato gruppi di lavoro in relazione ai diversi compiti che sono definiti in:cooperativi, collaborativi, socializzati e comunitari e la relativa didattica ne completa il percorso e dà al lavoro un notevole spessore culturale.
Il profilo culturale che viene delineato dalla lettura della tesi è di un allenatore attento e competente delle varie e diverse tematiche che vengono sviluppate.Affermare che in questo percorso l'allenatore sveste i panni del semplice addestratore per indossare quelli del" facilitatore dell'apprendimento" significa che costui debba conoscere ed essere padrone del processo di apprendimento, degli stili e dei ritmi cognitivi e dei loro continui e dinamici rapporti con le diverse aree della personalità, soprattutto con quella emotiva ed affettiva.Aver insistito sulla necessità di costruire ambienti e climi favorevoli all'apprendimento e di organizzare interazioni tra i diversi soggetti nell'apprendimento collaborativo tipiche delle attività di gruppi ed a squadra è un aspetto molto significativo del lavoro.In questo quadro l'allenatore deve diventare padrone degli aspetti pedagogici e didattici del processo di allenamento per fare in modo che veramente il calciatore ed il gruppo sia protagonisti attivi.Complimenti davvero e nel mio piccolo cercherò di fare tesoro di tutti gli approfondimenti della tesi
A me la cosa che più colpisce ed allo stesso tempo mi incuriosisce è il nome dell'autore.Sono andato a vedere nei vari almanacchi delle squadre professionistiche ed il nome di mister Di Pasquale non compare.Essendo un assiduo lettore della rivista il nuovo calcio ricordavo di aver letto il suo nome in relazione alle vittorie conseguite alla guida delle squadre di Ercolano e dell'Acerrana.Nel trafiletto delle new veniva riferito che si trattava di un insegnante di ed.fisica e che era uno degli allenatori più vincenti della campania.Perchè dico questo, perchè ci troviamo secondo me di fronte alla classica situazione di rottura degli schemi:una persona cresciuta nel nostro ambiente ma che ha sempre cercato di portare qualcosa di suo.La tesi ne è la testimonianza, perchè si tratta veramente di un'opera originale e nuova e che non ha niente a che vedere con le cose dette e scritte nel passato e nel presente.Colpiscono ed entusiasmano intanto il modo come è scritta, poi l'ordine ed il rigore scientifico.Onestamente sulle prime pensavo di trovarmi di fronte alla classica operazione di copia-incolla, invece mi devo ricredere e sono contento di farlo perchè gli argomenti trattati pur essendo argomenti presenti in letteratura sono stati divulgati con grande competenza e con notevole spirito.Appare chiaro ed evidente che l'autore sa di cosa sta parlando, ne conosce la complessità e la padroneggia con maestria e competenza, aiutato soprattutto dal fatto, come riferisce che su questi argomenti studia da diversi anni e che si aggiorna in continuazione.Penso che seguirò la strada indicata nella tesi, farò in modo di seguire i consigli:non scimmiottare, non ripetere in maniera acritica e pedissequa ciò che fanno gli altri, e soprattutto non andare alla ricerca delle ricette.Cercherò di procedere con consapevolezza facendo in modo di acquisire una sempre maggiore capacità di saper fare e di saper far fare per mettere in condizione la mia squadra ed i singoli calciatori che la compongono di essere imprevedibile e creativa perchè costruttrice dei propri percorsi di apprendimento in modo divergente e non ripetitivo.Grazie e complimenti
Voglio innanzitutto congratularmi con il curatore del sito che attraverso questa iniziativa mette a disposizione di tutti materiale che altrimenti resterebbe ad uso esclusivo di pochi addetti ai lavori, me me compiaccio perchè sono veramente contento.Noto che è una tesi presentata nell'ultimo corso master, evidentemente il lavoro ha riscosso il gradimento del settore perchè non succede spesso che si divulghi una tesi appena presentata e discussa e questo già di per se attribuisce al lavoro un particolare significato.Entrando nel merito delle tesi anche a me colpiscono il tenore e la novità degli argomenti che vengono presentati con una chiarezza espositiva e con competenza.Il modo nuovo di come dovrebbe essere impostato il lavoro sul campo potrebbe essere uno degli elementi su cui impostare un progetto di rinnovamento della didattica calcistica che potrebbe comportare forse un miglioramento delle condizioni generali, soprattutto in ambito del settore giovanile e scolastico.Mettere al centro del processo di formazione il calciatore in quanto unità significativa potrebbe generare un profondo cambiamento della metodologia di allenamento contribuendo in maniera fondamentale ad educare un calciatore attivo e propositivo e non un semplice esecutore di ordini.Chiaramente questo impone un nuovo ruolo dell'allenatore che per raggiungere i suoi scopi non potrà più limitarsi di andare alla ricerca di modelli precostituiti ma di ricercarli e renderli compatibili con le risorse e le disponibilità dei vari gruppi.Mi rendo conto che è un lavoro complesso e difficile ma secondo me ,così come si scrive nella tesi, necessario ed inderogabile se veramente si vuole intraprendere la strada del rinnovamento.
Voglio partecipare anche io al dibattito che la tesi di mister Di Pasquale ha aperto contribuendo con una serie di riflessioni.In primo luogo voglio associarmi alle congratulazioni che sono state espresse dai diversi colleghi che hanno scritto sottolineando la chiarezza e la competenza,per auspicare veramente un nuovo corso costituito dalla ricerca e dall'approfondimento continuo.Per troppo tempo si è proceduto in maniera stanca e ripetitiva proponendo argomenti già abbondantemente sviluppati che finivano per essere la riproposizione di cose già dette e riferite, con questa tesi finalmente si compie un grande salto di qualità nell'approccio e nella proposta didattica che, così come è stato evidenziato dai numerosi contatti,vengono affrontati in maniera organica e completa.Considerato che il gioco del calcio oramai è diventato omologato e scontato nei diversi suoi aspetti con questo lavoro recupera i principi della fantasia e della creatività, presupposti indispensabili per i giochi di situazione.Il fatto di sorprendere gli avversari con una lettura ed una risposta divergente e la possibilità di costruire percorsi autonomi ed originali secondo me può essere la risposta alle partite dagli sviluppi scontati e meccanici.Il percorso che si propone, quello della metodologia operativa, cioè di una metodologia che non dà niente di scontato e che punta tutto sulla educazione delle capacità di percezione e di attenzione sia individuali che di gruppo attraverso la didattica collaborativa,mi convince e mi sollecita ad ulteriori approfondimenti.I diversi modi di organizzare i gruppi nelle varie fasi della seduta operativa e le sollecitazioni che vengono esercitate con l'uso degli script, dei frame e delle mappe denota una notevole competenza di chi li propone e sicuramente sono funzionali alla costruzioni di processi di apprendimenti che agiscono sia sul qui ed ora che sugli automatismi, che in questo modo non sono più rigidi e di ostacolo ma flessibili ed adattabili ai diversi compiti.Infatti il fatto stesso che l'atleta con questa metodologia è chiamato ad individuare ed ad essere consapevole del proprio stile cognitivo non può che essere una notevole risorsa nell'affrontare e risolvere le numerose problematiche in cui si trova di fronte nel corso della gara.Questa tesi secondo apre un nuovo scenario e rappresenta senza ombra di dubbio un originale e ricco contributo alla letteratura calcistica.Molto utili le appendici finali che trattano le teorie psicologiche insieme a quelle che descrivono i processi dell'apprendimento motorio.
Scrivo per nome e per conto di un gruppo di giovani allenatori campani che segue con interesse ed ammirazione ciò che da diversi anni mister Di Pasquale propone e realizza.Il fatto stesso che il lavoro da lui proposto stia riscuotendo successo e considerazione a noi non ci sorprende: eravamo certi che la sua presenza al corso master non passasse inosservata.Certo così come è stato affermato da un collega in un precedente contatto il nome Di Pasquale in ambito nazionale prima di questa tesi non era molto conosciuto, vuoi perchè non ha una prestigiosa carriera da calciatore alle spalle, vuoi perchè la sua attività di allenatore l'ha sempre svolta in Campania, ma vi posso assicurare che per noi giovani allenatori campani il mister ha sempre rappresentato un autorevole punto di riferimento professionale proprio per le sue capacità e competenze che l'hanno sempre visto sempre più avanti rispetto alla massa.Solo a titolo informativo mister Di Pasquale ha introdotto la zona nei dilettanti quando i più ritenevano che ciò non fosse irrealizzabile, oppure ha giocato con il 3-4-3 con il doppio rombo quando imperava il 4-4-2 sacchiano, pronto ad utilizzare il 4-3-3 quando quasi tutti si erano orientati alla difesa a 3, per poi approdare negli ultimi anni, da Capri in poi,e stiamo parlando del campionato 2002-03, al 4-2-4un sistema di gioco che secondo il mister si presta molto a coniugare le due necessità di un gioco di squadra: l'organizzazione e l'imprevedibilità.Diciamo questo non per spirito di adulazione ma per affermare il concetto che ci troviamo di fronte ad un professionista le cui scelte sono state sempre ispiratea principi e decisioni studiate e ponderate.Nel corso della sua carriera si è sempre mostrato disponibile al colloquio ed al confronto, non ha mai avuto segreti e tutte le volte che abbiamo avuto bisogno si è sempre adoperato nei confronti di tutti.E'famosa la sua massima:" Vi posso dare tutti i programmi e i piani di lavoro che voi volete, ma non è questo di cui avete bisogno,voi dovete impadronirvi del processo, dovete diventare esperti della didattica e della metodologia dell'allenamento e non andare a caccia di ricettari e di schede preconfezionate".Il fatto che tutto questo è stato esposto in questa bellissima tesi ci emoziona e ci inorgoglisce perchè siamo testimoni da anni che ciò che scritto è possibile realizzarlo.Per noi che abbiamo il privilegio di vederlo lavorare sul campo e di seguire le sue squadre vi possiamo garantire che veramente i calciatori ed il gruppo sono i protagonisti veri del processo di allenamento, si ha la sensazione che tutti sanno cosa fare , c'è grande attività ed una proposizione continua di situazioni problematiche che non fanno altro che elevare ed affinare quella che il mister definisce la capacità di ricerca e di sperimentazione.Noi che lo seguiamo da anni non l'abbiamo mai sentito gridare: si fa così, oppure devi fare così perchè lo dico io!Piuttosto: perchè hai fatto questo?,cosa intendevi realizzare con questa decisione? e quindi organizzare e presentare situazioni di gioco sempre più complesse per mantenere la mente sempre in una condizione di attivazione.Certo occorre studiare, approfondire, saper di cosa si sta parlando e soprattutto aver competenza di quello che si sta facendo.Quelli che sostengono il contrario appartengono alla categoria degli ignoranti presuntuosi, che purtroppo nel nostro ambiente non mancano, che invece di dedicarsi allo studio non fanno altro che nascondersi dietro al luogo comune che il calcio è un'arte, che tanto è il campo che fa la differenza e che si può senz'altro andare aventi senza tanta filosofia.Noi modestamente pensiamo invece che anche il calcio non può sottrarsi ad una semplice regola di vita: chi più sa,più sa fare e chi più sa fare più e meglio riesce a mettere in condizione gli altri a fare e saper fare.Concludiamo facendo i complimenti al settore tecnico che ha apprezzato il lavoro di ricerca del mister ricordandogli che non smetteremo mai di studiare.
Voglio partecipare anche io alla discussione che sta sorgendo intorno alla tesi di mister Di Pasquale.Mi presento, mi chiamo Gigi Pezzullo e per ben dieci anni ho avuto la gioia e la soddisfazione di essere un suo giocatore.Il mio ruolo è ed è sempre stato il trequartista.Con mister Di Pasquale non ho mai incontrato difficoltà di collocazione anche nel periodo in cui il trequartista era la croce di quasi tutti gli allenatori.Se non avessi avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada il mister forse pure io avrei dovuto cambiare ruolo, invece anche nel periodo buio del trequartista, mister Di Pasquale ha sempre costruito la squadra intorno ai cosiddetti giocatori di qualità perchè sostenitore della tesi che l'imprevedibilità e la fantasia dei giocatori di qualità rappresentano una ricchezza insostituibile.Questo a conferma del fatto che ci troviamo di fronte ad una persona che non si è mai lasciato condizionare dalle mode del momento, anzi sotto taluni aspetti, sia di tipo fisico-atletici che di natura tecnico-tattico, si è sempre mostrato un antesignano.Ricordo i tantissimi lavori con palla e le continue proposte di situazioni di gioco quando la maggior parte delle squadre,anche di categorie superiore,trascuravano questi tipi di lavoro, oppure le prove frazionate e le corse intermittenti per gruppi e per ruolo quando gli altri facevano chilometri di corsa di durata tutti quanti assieme e per ore.Ma la cosa più straordinaria era rappresentata dal fatto che per noi andare al campo era una gioia continua perchè sapevano di andare a fare qualcosa di nuovo e che arricchiva sempre più il nostro bagaglio.Vi posso assicurare che tutti quelli che hanno avuto il piacere di lavorare con lui son usciti migliori sotto tutti i punti di vista, ma la cosa più sorprendente era dovuta al fatto che immediatamente ti accorgevi di trovarti in un'altra dimensione: la costante cura del dettaglio, la continua ricerca di proposte di allenamento, la rigorosa ottimizzazione dei tempi di lavoro ti davano la fiducia e la certezza della bontà di quello che stavi facendo, avevi sempre la percezionedi stare compiendo un percorso che non era nè improvvisato e nè confuso, anzi c'era la costante comprensione di un progetto generale e completo.Probabilmente il mister avrebbe meritato una diversa e migliore carriera, ma come ha affermato qualche tempo fa a qualcuno che gli chiedeva come mai stesse ancora operando nei dilettanti, io personalmente sono arrivato al massimo risultato possibile, i contratti non dipendono da me, se avessi avuto la possibilità di farne mi sarei fatto assumere in serie A.E' una battuta, chi lo conosce bene come me sa che non c'è nessuna presunzione nelle sue parole, ma che certamente è uno che sa quello che dice e quello che fa su questo non ci piove.Io che non ho avuto la passione per lo studio sarò costretto a chiedere qualche lezione privata perchè con tutta la buona volontà per me quello che sta scritto nella tesi è arabo, ma vi posso assicurare che sono uno di quelli che sanno di cosa si tratta.Quindi se c'è qualcuno che vuole intraprendere questa strada, mi auguro che siano in molti,vi suggerisco di farlo perchè ne troverete motivo di soddisfazione e soprattutto perchè lavorando in questo modo farete la fortuna di tanti giocatori.
Gli argomenti trattati nella tesi presentata al corso master di quest'anno dal mister Di Pasquale meritano un'attenzione ed una riflessione da parte di tutto l'ambiente calcistico.Gli aspetti messi in risalto denotano una certa discontinuità rispetto al modo ed ai vari approcci che fin qui si sono succeduti.Giustamente si prendono le distanze dalle ovvietà, dalle consuetudini e da quella cosiddetta mentalità intrisa di superficialità e di pressapochismo che fino ad ora ha contraddistinto l'agire quotidiano.Chi scrive oltre ad essere un allenatore di base , così come l'autore della tesi ,è un docente di ruolo di educazione fisica in un istituto superiore e pur avendo familiarità con gli argomenti trattati e con le metodologie descritte debbo riconoscere di aver trovato nella tesi moltissimi spunti di riflessione.L'aver sottoposto a giudizio critico i vari tipi di intervento didattici, l'aver delineato per ciascuno di essi ambito ed obiettivi è sicuramente un lavoro che tornerà molto utile a tutti coloro che si occupano di formazione.Tutto il capitolo che riguarda l'analisi del concetto di competenza alla luce delle varie teorie pedagogiche è trattato con cognizione di causa e approfondisce tutto quello che attualmente esiste in letteratura.Debbo dire che intorno a queste tematiche il mondo della scuola si confronta da sempre e che non sempre riesce a trovare una giusta sintesi che invece in questa tesi c'è.Certo sono tematiche di una certa complessità e difficoltà ma con un poco di buona volontà e molta attenzione, perchè questa non è una tesi solita, si può tranquillamente coglierne il significato perchè la scrittura e chiara e scorrevole ed il modo di come sono proposti gli argomenti è progressivo e propedeutico.Studiare non deve essere un ostacolo semmai il problemaè quello di voler essere educatori senza conoscerne il significato.Faccio i complimenti a tutti soprattutto a coloro che stanno per intraprendere questa attività.
Mi permetto di chiedere al collega Di Pasquale, al quale faccio anch’io i complimenti per la sua tesi originale, non convenzionale, da facoltà universitaria, se nella sua attività di allenatore di calcio incentrata, riflessa in questo suo lavoro di fine corso Master, si sia mai occupato dei gol, se delle loro cause in termini di prevenzione e di studio ne abbia mai fatto oggetto di approfondimento, di didattica a livello personale e di trasmissione del pensiero ai suoi allievi-calciatori, considerato che nella sua relazione ma anche nelle altre tesi finora qui pubblicate, i cui contenuti presentano linee di orientamento abbastanza comuni, non se ne fa accenno, l’argomento non viene trattato.Il calcio giocato ha le sue regole ben definite, i suoi obiettivi da raggiungere dai quali non si può prescindere o metterli in secondo piano, vale a dire cercare di fare e/o non prendere gol, oltre possibilmente a non perdere.Pur riconoscendo l’importanza di un approccio diverso, costruttivo, operativo, non impositivo nella gestione del gruppo, diversificando e variando ciò che nel calcio durante l’allenamento ma anche nel gioco vero e proprio diventa spesso monotono, per niente divertente, arido rispetto all’esigenza di crescita culturale e professionale del calciatore, credo tuttavia che nel calcio, forse no nella scuola, ci siano certi aspetti fondamentali, inderogabili che non possono essere lasciati alla libera interpretazione esecutiva del giocatore, alla sua creatività o alla sua disponibilità di apprendimento condiviso.In campo, nelle partite ufficiali, più che in allenamento con o senza gioco del pallone, i ruoli svolti, le diverse situazioni di gioco riscontrabili sono abbastanza ripetitive nel loro svolgimento tradizionale, nel loro succedersi per cui si evidenziano, si formano e si caratterizzano con dei paletti, dei punti fissi tecnico-tattici che non sono superabili o aggirabili con la semplice, complessa metodologia operativa contraddistinta da una diversa, paritaria gestione del rapporto allenatore-discente ma solo intervenendo con indicazioni, disposizioni mirate, precise e risolutive che non possono lasciare troppo spazio all’autonomia creativa del singolo, del reparto.Ad esempio nei gol evitabili, per predisporsi, prepararsi in modo efficace e continuo a prevenirli dopo aver osservato attentamente la loro dinamica oggettiva e reale sul campo nel rapporto causa-effetto, ci sono dei percorsi obbligati ben circostanziati, irrinunciabili che vanno rispettati incondizionatamente, senza possibilità alternative di altro genere perché solo facendo proprio un determinato comportamento, atteggiamento si riesce ad ottenere i risultati sperati con effetto immediato evitando il gol o ritardato impedendo all’azione avversaria di proseguire.E questo sia che lo dica molto probabilmente l’allenatore sia meno probabilmente il calciatore.Al riguardo mi riferisco in particolare ai difendenti che sui tiri contro diretti in porta o nei passaggi terminali si girano in tutto od in parte alla palla in arrivo senza fare opposizione fisica secondo la regola della posizione frontale attiva, PFA. Una volta posta la questione che dovrebbe nascere dalla capacità dell’allenatore di saper leggere e soprattutto osservare in maniera critica questi episodi della gara, la soluzione da adottare, condivisibile, praticabile con opportune esercitazioni, è solo quella di rimanere nell’ambito di tale regola per garantire la prevenzione di un gol evitabile, una soluzione univoca che non prevede, né consiglia forme estemporanee, improvvisate diverse basate sull’inventiva del calciatore.Come pure mi riferisco al gioco a Zona, alla linea difensiva, a pettine, al fuorigioco sistematico, all’attacco primario alla palla, al suo spazio ed in subordine alla marcatura, sistema che da quando è stato introdotto tanti gol evitabili, da me registrati in ore di cassette, ha causato e continua a farne data l’eccessiva libertà, trascuratezza di marcatura concessa agli attaccanti con riferimento sia a livello di calcio giovanile per cui, si dice, non s’impara il controllo, la giusta presa di posizione sul diretto avversario, che professionistico dove per ricaduta si finisce per non saper marcare l’uomo nella zona. Perché allora continuare a giocare con la difesa a Zona e non cercare di trovare, avanzare altre soluzioni appropriate con scelte tattiche diverse in grado di affrontare il problema della carenza in fase di marcatura della Zona con proposte concrete, innovative, non teoriche ma derivanti, che scaturiscono dalla visione attenta, dall’osservazione dettagliata e critica della realtà del calcio giocato, come ho cercato di fare elaborando la mia proposta di Difesa Elastica?In questo contesto l’allenatore assume un ruolo importante e determinante perché con la sua competenza, capacità ed esperienza, soprattutto con il suo spirito di osservazione potrà senz’altro riuscire a dare una svolta anche ai propri convincimenti senza rimanere sempre legato alla zona, alla sua filosofia, dimostrando così che essere creativi significa anche mettersi in discussione, trovare il coraggio di cambiare, di innovarsi.Non per imporsi ma per far accettare e condividere le sue idee, i suoi suggerimenti l’allenatore deve servirsi, ai giorni nostri non può farne a meno, degli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia con la visione didattica dei filmati e della moviola senza soluzioni di continuità perché le parole, la dialettica, l’esposizione verbale nel calcio ma anche in altri sport non sempre sono sufficienti a trasmettere il proprio pensiero, il proprio credo per l’apprendimento di specifiche tematiche del calcio giocato, agli allievi, ai giocatori che come a scuola, senza il supporto costruttivo, pregnante delle immagini tratte dal vero, dalla realtà, nello specifico quelle dei gol evitabili, sono portati presto a dimenticare, a non memorizzare, a non eseguire se non parzialmente quello che viene loro consigliato, indicato di fare.Una delle sfide importanti che ogni allenatore dovrebbe porsi e saper vincere riguarda la sua capacità d’individuare, monitorare e risolvere gli errori tecnico-tattici commessi nel calcio soprattutto quelli che, ripetendosi, portano direttamente alla segnatura, dalla propria squadra e da quella avversaria. Sono dell’idea che per realizzare questo obiettivo determinante per l’allenatore, per la sua carriera e per il suo gruppo, lo spazio da riservare alla libera creatività dei giocatori sia limitato, forse controproducente, serve essenzialmente la loro collaborazione perché solo con un’impostazione di gioco preordinata e studiata a tavolino, senza pedagogia autoritaria, si può tracciare e costruire la via giusta da percorrere per essere vincenti nei risultati e nelle motivazioni.
Ringrazio tutti coloro che fino ad ora hanno preso parte al dibattito suscitato dalla lettura della mia tesi.Ciò mi riempie di soddisfazione alla luce soprattutto delle considerazioni e degli attestati di stima espressi da quanti, alcuni dei quali ho il piacere di conoscere, hanno trovato in questo lavoro di ricerca spunto di riflessione e di approfondimento.Come è chiaro dal titolo si tratta di una tesi che si occupa essenzialmente del processo di insegnamento-apprendimento alla luce delle teorie psicopedagogiche assumendo la convinzione, che è la matrice del lavoro, di riconoscersi in quello che fa riferimento alla scuola operativa italiana, la quale a mio parere riesce a coniugare in modo efficace tutti i filoni che essenzialmente si richiamano al cognitivismo facendo compiere a tale indirizzo un notevole passo in avanti in termini educativi.Precisamente, tra le tante, per alcune intuizioni fondamentali:- abbandono della visione manichea che molti danni ha procurato e continua a procurare alla formazione ed alla educazione nei loro vari campi di interventi;- presa di distanza da tutti coloro che ritengono la propria teoria, la propria didattica,superiore alle altre;- rispetto ed attenzione di tutti i sistemi educativi;- utilizzo di tutte le strategie che mettono al centro del processo di insegnamento colui che apprende,;- perseguimento della strada dell'apprendimento significativo;- educazione e valorizzazione della esperienza individuale;- adozione nella prassi educativa del modello della scoperta e della ricerca guidata.Il tutto per arrivare ad apprendimenti consapevoli, flessibili ed intelligenti( nell'accezione più ampia del termine dove per intelligenza si definisce la capacità di risolvere un problema in modo economico, produttivo ed efficace, cioè mi deve costare poco, mi deve far compiere un passo in avanti, mi deve dare un vantaggio).Ora quando è che si verificano queste condizioni?Si riscontrano ogni qualvolta, posto di fronte a quel tipo di problema ,io sono in grado, in questo caso trattandosi di gioco di squadra, spesso insieme ai miei compagni di trovare la soluzione.Quale la differenza con il metodo tradizionale?E' che con questa metodologia la soluzione del problemanon è data aprioristicamente dall'allenatore ma promossa e sollecitata attraverso l'educazione del cosiddetto processo di costruzione della conoscenza, che tiene conto di come funziona ed opera la mente nei suoi aspetti percettivi, attenzionali e di memoria.In questa ottica l'allenamento viene organizzato attraverso modalità ed interventi del tutto nuovi.Attenzione però a non cadere nell'equivoco che spesso accomuna coloro che ne fanno una lettura superficiale;qui non si sostiene, come d'altronde si afferma in modo chiaro e netto nella tesi e soprattutto nelle slides esplicative di corredo alla tesi, dove viene esplicitata sul campo la teoria,di riconducrre il tutto alla creatività ed alla libera sperimentazione tout court.Niente affatto! L'obiettivo comunque rimane ed è quello di mettere in campo una squadra organizzata(dove tutti e ciascuno sanno e sanno compiere scelte adeguate alla situazione, al contesto ed al tipo di avversario sempre e comunque nelle due fasi di gioco), con la metodologia operativa cambiano il processo e le modalità di acquisizione dei cosiddetti automatismi che con questa teoria non vengono visti in maniera isolata ma organizzati in modo gerarchico ( le categorie) facendo ossequio a quella visione olistica della gara: cioè,interazione dinamica e continua delle fasi di gioco, utilizzo e sviluppo dei relativi principi, e in ultimo, capacità di far fronte, gestire e superare l'imprevisto.E tale capacità sarà tanto più evoluta perchè nel processo di allenamento è stata continuamente sollecitata e messa alla prova.Circa poi al ruolo dell'allenatore ritengo che operando in questo modo non viene affatto sminuito,anzi viene ad assumere un ruolo molto significativo quello cioè, e questo lo dico con cognizione di causa, di colui che alla luce delle sue competenze ti porta in modo non traumatico e ripetitivo ad impadronirti, attraverso lo stimolo, il consiglio e l'incoraggiamento, di sempre più maggiori dettagli per affrontare la gara in modo sereno e consapevole.Me ne guarderei bene dal sostenere la tesi: andiamo in campo e vediamo che succede.L'allenatore capace è colui che ha la risposta a tutti i problemi, lui sa e conosce ciò che è meglio fare in quella precisa e determinata situazione, questo è evidente.La differenza sta nel fatto che sceglie un'altra strada:quella della partecipazione attiva e costruttiva, e siccome questa idea spesso rimane solo a titolo di affermazione,se vogliamo educare il calciatore ad essere protagonista, poichè è lui che che decide cosa fare e come fare, in base a quanto avverte, capisce e conosce dobbiamo fare in modo che questa capacità sia sempre sollecitata. Rispondendo al collega Giorgio, che saluto con simpatia,circa le considerazioni che lui espone nel commentare la mia tesi, e che muove pure all'amico Favo anch'egli autore di una bellissima tesi, noi le questioni che lui pone non le abbiamo affrontate perchè non appartenevano ai temi delle nostre ricerche.Obiettivamente sono considerazioni che faccio mie ma esulavano dal compito che ci eravamo prefissati, ciò non toglie che in un prossimo futuro, anche in via strettamente personale, non si sia disponibili a fare un ragionamento sulle questioni di ordine tecnico tattico che hai posto.A tale proposito per te e per tutti coloro che intendessero prendere contatto con me comunico che il mio indirizzo è: msmdipasquale@libero.it.P.S. Mi rivolgo al servizio stampa:forse sarebbe il caso di mettere in rete anche la seconda parte della tesi, quella che definisce e descrive nel dettaglio il processo operativo, dove probabilmente i colleghi troveranno le risposte alle questioni che pongono.Vi ringrazio e vi saluto affettuosamente nel dirvi che sono molto, ma molto lusingato della considerazione e degli apprezzamenti che state mostrando per il mio lavoroRaffaele Di Pasquale -
Ringrazio il collega Raffaele che saluto parimenti con cordialità, per la sua arguta risposta.Nel mondo del calcio ritagliarsi uno spazio per farsi conoscere, per proporre cose nuove non è certamente facile, per quanto mi riguarda se qualcuno ora mi conosce, ha dimostrato attenzione, interesse per l’oggetto dei miei studi sui gol ciò è dipeso ed è stato favorito certamente dallo stretto collegamento d’interdipendenza tra quanto andavo affermando e la realtà del calcio giocato guardato e visionato, grazie alle sfumature, alle particolarità causali che forse altri addetti ai lavori non hanno rilevato o adeguamento preso in considerazione vedendo i gol realizzati a passo normale, dal vivo.Più che l’osservazione diretta delle partite, è stata soprattutto la televisione con gli highlights e la moviola la fonte, lo strumento fondamentale che mi ha consentito di elaborare e consolidare le mie convinzioni derivanti dallo studio dei gol evitabili, prima individuando ed esaminando gli errori tattici commessi dalle difese poi formulando le proposte, i correttivi tecnici adatti a prevenirli per arrivare a mettere a punto conseguentemente un sistema tattico difensivo innovativo e alternativo alla Zona che ho chiamato Difesa Elastica basata sul controllo visivo attivo, CVA.I miei primi articoli risalenti a parecchi anni fa pur in assenza di riscontri visivi allegati, allora l’uso di Internet non era tanto sviluppato quanto adesso, sono stati accolti favorevolmente trovando spazio per la loro pubblicazione sia sul Notiziario sia sull’Allenatore.Con l’utilizzo della Rete questi articoli rivisti ed implementati hanno avuto un’ulteriore diffusione agevolata dal fatto che all’utente viene data l’opportunità di leggerne la parte scritta e nello stesso tempo di trovare conferma a quanto appreso guardando ed analizzando le immagini dei gol da me selezionati e caricati su YouTube a titolo dimostrativo.Questo metodo cognitivo che nasce dall’esperienza personale mi porta a sostenere che la capacità del giocatore nel far funzionare la sua mente, oggi tanto frastornata da condizionamenti esterni di vario genere, sotto l’aspetto della percezione, dell’attenzione e della memoria debba essere aiutata, stimolata da forme di apprendimento complementari soprattutto visive, per immagini che superano e vanno ad integrare la normale dialettica tradizionale rivelandosi indispensabili al processo di costruzione della conoscenza finalizzato ad essere informati, imparare, mettere in pratica.Al giorno d’oggi, infatti, credo che non sia più sufficiente solo interloquire con l’allievo discutendo dei problemi presi in esame, l’apprendimento per essere efficace, duraturo deve basarsi, formarsi anche e soprattutto mostrando le immagini della realtà oggettiva, laddove è possibile, che nel calcio hanno come riferimento le azioni di gioco nelle due fasi e naturalmente cause ed effetti dei gol.Tra gli altri segnalo un sito che presumo sia quello principale sul calcio dilettante della Campania, forse Raffaele lo può confermare, www.calciodilettante.org che dal 2008 ad oggi pubblica ininterrottamente in primo piano della rubrica NEWSLETTER sia gli ultimi articoli apparsi di recente anche su l’Allenatore sia i link dei gol evitabili segnati a causa del mancato rispetto della PFA e del CVA, visti ad oggi da oltre 5.690 visitatori.Quanto sopra per facilitare la ricerca di coloro che fossero intenzionati, interessati a prendere visione dei gol stessi oltre a leggere a livello di studio i relativi temi calcistici sottostanti che anche nel mio sito personale www.calcioegoal.it sono presenti ed esaurientemente trattati.
Non ci credo, finalmente trovo sulla mia strada qualcuno che si approccia al calcio in maniera "culturale", con sguardo aperto a tutti quegli orizzonti che si intersecano con ciò che Pasolini defini" L'ultimo vero spettacolo drammatico (drammaturgico).C'è tanto materiale nella tua tesi, ti ringrazio veramente di questo lavoro sperando sia spunto di riflessioni sopratutto per chi lavora nel mondo delle scuole calcio come il sottoscritto.Ma non solo, è un taglio di pensiero che invade tutto il mondo del lavoro come quello particolare dell'istruzione.Facciamone oggetto di ulteriori approfondimenti. Complimenti di nuovo.Dott. Enrico Coveri