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CARATTERISTICHE DEI TRE CENTROCAMPISTI IN UN CENTROCAMPO A TREScuola allenatori - Tesi

CARATTERISTICHE DEI TRE CENTROCAMPISTI IN UN CENTROCAMPO A TRE

Tesi corso Master per allenatori di prima categoria
Corso Master 2004/2005Autore/i: Massimiliano Allegri
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Centrocampo,centrocampisti
In una partita vi sono due fasi :la fase offensiva e la fase difensiva, togliendo la difesa e la punta (se impegnata) il resto dei calciatori 5,6 o 7 sono tutti centrocampisti e il loro lavoro(ruolo) va da area a area con diverse mansioni,ruoli,abbinate alle loro principali caratteristiche :mediani,incontristi,ali,trequartisti,attaccanti,fantasisti,rifinitori,registi.
Il bagaglio tecnico è sempre abbinato ai ruoli e la disposizione in campo e il lavoro che dovranno svolgere è dettata da varie situazioni che l’allenatore saprà valutare in corso d’opera(partita) essere sotto di una rete o aver trovato la debolezza della squadra avversaria queste sono solo due delle tante.
Lo scopo di una partita è di vincere e per vincere bisogna fare un gol in più dell’avversario e lo si può fare in tanti modi:calci piazzati,azione,contropiede non bisogna attaccare in 8 ma attaccare bene con velocità e precisione quindi se incontri una squadra che fa circolare palla e attacca con molti effettivi studiare un contropiede è la logica.
Forse il ruolo dei “3 centrocampisti” è riferito al modulo: 4-3-3- 4-2-3-1- ma i moduli si devono leggere per disposizione in campo o zone del campo e non rispecchiano mai le due fasi,forse quella difensiva,
L’importante che la squadra stia bene e questo lo si vede solo in partita e mai prima.
Angelo alighini

angelo
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Ritengo che una delle soluzioni da perseguire contro una squadra avversaria infoltita a centrocampo, con centrocampisti che bene esprimono le qualità, le caratteristiche messe in evidenza da Alighini sia quella di tentare i lanci lunghi per saltare la zona mediana e portare senza troppe trame costruttive lo sviluppo dell'azione nella trequarti da dove ripartire subito per arrivare al più presto alla conclusione a rete.
Allunghi in avanti non sistematici o frequentemente ripetuti perché finirebbero col far venir meno l'efficacia tattica dell'azione offensiva ma cercati e proposti senza esitazione come strategia di gioco per imbrigliare e superare un avversario dotato di un centrocampo solido, impenetrabile alle volte.
Questi lanci che non devono essere di alleggerimento ma veri e propri affondi offensivi, vanno interpretati e giocati nel giusto modo come fossero dei passaggi sui quali la punta o meglio gli attaccanti vanno per impossessarsi della palla, per trattenerla e aspettare l'avanzata dei compagni, per puntare l'avversario, per conquistare la superiorità numerica, per scambiare, finalizzare da solo o con l'altro compagno attaccante .
Molti addetti ai lavori sono scettici sull'efficacia dei lanci lunghi perché sostengono che sono quasi sempre preda dei difensori, raramente gli attaccanti escono vincenti nel possesso palla e quindi si perdono nel nulla.
Per evitare che ciò avvenga occorre effettuare questi passaggi “speciali” con un criterio diverso e oculato che non è quello generico di calciare la palla solo verso la posizione dell'attaccante ma cercando di mandarla nello spazio, nella zona laterale soprattutto, quando il compagno si è già mosso, è in vantaggio per andare a riceverla secondo un'intesa studiata precedentemente a tavolino con l'allenatore.
Cosi facendo l'attaccante avrà più probabilità di arrivare primo sulla palla, di difenderla e di giocarla come meglio crede seguendo i suggerimenti sopra indicati.

giorgio
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Sig. Giorgio a questo punto bisogna approfondire il “lancio in profondità” come viene eseguito e quando viene eseguito.
Per il lancio in profondità detto anche a scavalco la palla si colpisce in 2 modi:
1 il piede deve scivolare sotto il pallone verticalmente punta collo e rimane a terra si può calciare da fermo o con un passo di rincorsa, preso bene il pallone ha un giro rotatorio all’inverso che cadendo sul terreno rallenta la corsa.
2 Il piede deve scivolare sotto il pallone orizzontalmente a modo di bastone da golf quando si deve effettuare un DROP questo calcio lo si esegue da fermo per dirizzare il pallone ad una distanza inferiore dal primo modo.
Viene eseguito nelle situazioni indicati dal sig. Giorgio ma per un miglior risultato il lancio lungo non deve mai cadere in area per il semplice fatto che il portiere può intervenire con le mani quindi sarà l’abilita della punta o l’attaccante di turno recuperare palla per difenderla e leggere la situazione se puntare a rete o attendere i compagni e non bisogna far cadere il pallone a pochissimi metri dalla riga sia laterale o di fondo.
Bisogna fare attenzione al vento e al prato se l’erbe è leggermente alta o bagnata non lasciare nulla al caso.
Il primo tipo di lancio è maggior parte eseguito dai difensori o mediani per far partire l’azione in verticale il secondo è il classico lancio del trequartista regista che portando palla in orizzontalmente lancio il compagno sul suo movimento, tutto questo viene portato in allenamento.
Angelo alighini

angelo
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Concordo con l'analisi precisa e circostanziata di Alighini sulle modalità di partenza e sulla zona di arrivo dei lanci a scavalcare il centrocampo. Mi ha incuriosito e fatto pensare che non deve essere facile nel lancio in profondità o in diagonale colpire sotto la palla con la punta ed il collo del piede in verticale, di solito l'asse del piede è leggermente inclinato, per ottenere maggior effetto frenante facendola girare in senso antiorario quando tocca il terreno di gioco agevolando cosi il controllo del servizio da parte della punta o dell'attaccante aggiunto.
La palla in questi casi ha una traiettoria di solito arcuata, una parabola medio – alta che fa impiegare più tempo alla palla di scendere favorendo con ciò maggiormente il difensore rispetto all'attaccante sul recupero dello spazio.
Perché allora non insegnare ai difensore, ai mediani un tiro-lancio simile a quello con il quale i portieri da qualche anno a questa parte si sono specializzati nell'effettuare le rimesse colpendo la palla al volo, dopo averla alzata con la mano e facendo partire un tiro secco, teso, forte e veloce, non alto quasi in parallelo al terreno che a parità di botta con il lancio a parabola accentuata, fa arrivare la palla prima e, se colpita bene con lo stesso gesto tecnico della girata, produce anch'essa un effetto frenante a tutto vantaggio della punta che ha così maggiori probabilità di impossessarsene con successo?
Naturalmente come fanno i portieri nella loro preparazione tecnica bisogna esercitarsi molto provando e riprovando per imparare il tiro, per assumere la padronanza del movimento con il corpo tenendo conto non ultimo che il ricorso a tale forma di passaggio lungo in funzione di attacco richiede qualche secondo per alzare la palla se già tra i piedi, aspetto negativo superabile dall'automatismo consolidato del gesto tecnico, mentre se la palla arriva già al volo da terzi tutto diventa più veloce e facile.

giorgio
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Ritornando ai centrocampisti e centrocampo non si è menzionato il pressing alto che è la prima difesa che una squadra adotta quando parte l’offensiva avversaria, a differenza del pressing normale (fisico) il pressing alto ha la sua caratteristica la distanza dall’avversario come per dire “ da qui non passi”5, 6 metri costringendolo a passare palla o al lancio un tentativo di dribbling è rischioso, ho visto troppe volte professionisti attaccare decisi correre incontro ma per l’avversario basta una finta e sei saltato,mai farlo da soli si tiene la zona con un centrocampo alto a tre la copertura è buona.
Un pressing alto lo puoi far diventare fisico quando l’avversario è girato di spalle con l’accuratezza di non fare fallo solo l’intento di non farlo girare di falli “stupidi” non servono.
Abbiamo detto che il pressing alto è la prima linea di difesa, quando la squadra avversaria ha dei terzini fluidificanti diventa prima battuta e la seconda non deve essere distante il terzino,per dare un esempio alla luce di tutti parliamo dell’Inter e in particolare di Maicon ,spina al fianco di molte squadre,trovandosi davanti il centrocampista in pressing cercherà il triangolo col suo centrocampista interno quindi il nostro rimarrà tagliato ed è qui che entra in seconda battuta il nostro terzino,molti giocatori sono forti fisicamente e in corsa è dura a fermarli l’unica cosa è accompagnarli e attendere il loro errore.
Mai fare un pressing solitario correre dietro agli uomini ti stanca col rischio della foga di fare fallo, il fallo deve essere tattico e deve far parte della “mentalità calcistica” di un calciatore senza far del male però.
Il tiro menzionato dal sig Giorgio si chiama “fiondata”è un tiro forte ,teso con lo scopo di raggiungere il compagno ad una certa distanza dove il passaggio a terra o il paggio alto possono diventare preda degli avversari per la loro lentezza intercettandoli anche con l’anticipi sull’uomo.
Eseguire il calcio non è difficile in campo come dimostrazione è scriverlo un po’ complesso non c’è solo la posizione del piede e come si tiene la gamba ma è tutto il corpo che lavora come tutti i gesti tecnici la coordinazione è fondamentale per una buona riuscita dando anche un certa eleganza nel gesto e la stessa vale per tutti gli sport, colpire una pallina da golf sembra facile ma non è.
Arricchire il bagaglio tecnico di un calciatore e creare una mentalità calcistica sono le priorità di un allenatore troppi calciatori vengono giocare in serie A cresciuti troppo veloci calcisticamente.
Angelo alighini


angelo
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Per fornire un ulteriore contributo su come dovrebbe essere la moderna tattica dei centrocampisti che operano nella mediana e nelle trequarti alla luce delle considerazioni fin qui espresse, sono andato a rivedermi la partita amichevole premondiale tra Italia vs Messico 1 a 2.
Seguendo una modalità di visione da me già sperimentata positivamente ho fatto scorrere il filmato a velocità 1,5, non doppia poiché l’occhio non riesce a stare dietro alle immagini, rispetto a quella normale, così facendo ci si rende conto e si valuta meglio con una dinamica visiva diversa il gioco delle due squadre.
Consiglio di provare, quello che balzerà subito agli occhi sono le caratteristiche tecnico-tattiche espresse dalle contendenti in campo quanto a scambi, movimento dei giocatori, ragnatela di passaggi sulla circolazione della palla, nell’alternanza delle due fasi offensiva e difensiva, un modo immediato, diretto per avere nell’insieme elementi di giudizio e di valutazione che disegnano bene l’andamento della gara e i valori dei singoli e di reparto.
Scopo di questa rivisitazione della partita era quello di seguire con attenzione i movimenti dei nostri centrocampisti in particolare nella fase di non possesso palla. Posso assicurare che con questo metro visivo inusuale si coglie subito e chiaramente la netta superiorità dei messicani dimostrata nella circolazione della palla con tocchi rapidi e passaggi di prima che hanno messo più volte in difficoltà la nostra nazionale soprattutto a centrocampo.
Accennando brevemente ai due gol di Vela e Medina, causati entrambi dal ricorso al fuorigioco non riuscito con la difesa in linea disposta a zona, per dire che con la Difesa Elastica si sarebbero evitati, torna utile evidenziare, soffermandosi anche in vista delle partite dell’Italia al Mondiale, il comportamento tattico assunto dai nostri centrocampisti.
La situazione che si nota correntemente al riguardo è che tutti, centrocampisti e anche difensori, vicini o lontani al portatore, guardano, fissano solo palla, si posizionano con un leggero movimento di corsa incontro come se volessero assieme intercettarla, nel momento in cui viene fatto partire il tiro o il passaggio, in quel frangente per loro esiste solo la palla, non ci si cura di coprire lo spazio, di controllare l’avversario di riferimento. Se poi l’azione contro prosegue, restando nella zona di competenza, il rischio di perdere, di non marcare l’avversario diventa alto e compromettente sullo sviluppo della manovra di contenimento.
Di conseguenza chi sta di fronte al portatore di palla o non tiene l’avversario nel suo raggio di controllo, pur d’interrompere il gioco recuperando da una posizione svantaggiosa, si lascia spesso andare ad entrate dure e fallose tralasciando di ricorrere alla tattica dell’accompagnamento.
Ripeto, questo tipo di atteggiamento difensivo, da spettatori della palla, comunemente riscontrabile nei centrocampisti che giocano nelle squadre dei club di appartenenza, coinvolge di riflesso anche la nazionale finendo col favorire gli avversari sia sotto il profilo della manovra sia come beneficiari di calci di punizione.
Per risolvere tale inconveniente di gioco durante la fase di non possesso palla interessante prevalentemente la zona mediano del campo, l’accorgimento tattico più idoneo ed efficace a mio avviso è costituito dal controllo visivo attivo, CVA, la stessa tattica individuale utilizzata dalla Difesa Elastica, allo scopo di monitorare e gestire la situazione in atto che per chi è lontano consente di chiudere, ridurre lo spazio nei confronti dell’avversario nonché di posizionarsi il meglio possibile sul corridoio di transito della palla grazie ai continui movimenti laterali del capo in rapida successione ora sul portatore di palla ora sull’avversario di riferimento.
Se tale accorgimento tattico è condizione indispensabile per marcare e non prendere gol evitabili con la Difesa Elastica, i suoi principi di base restano validi e sufficienti anche per fronteggiare con sicurezza e tempestività la fase difensiva a centrocampo e dintorni.
Il concetto è quello di muoversi non solo in funzione della circolazione della palla ma anche del movimento dell’avversario che aspetta o si propone nel riceverla, in modo tale da poter intervenire al posto giusto nel momento giusto senza farsi sorprendere o arrivare fuori tempo.
Quanto alla “fiondata” guardando come i portieri eseguono il gesto tecnico, non mi pare che il tiro presenti difficoltà pratiche o descrittive perché lo accosterei ad una semigirata al volo, allungo longitudinale del corpo, gamba e piede ben appoggiati a terra, con l’unica variante giustificata dalla qualità del passaggio lungo data dal colpire la palla nella sua metà inferiore affinché viaggi con rotazione inversa, frenante al contatto con il terreno di gioco.

giorgio
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E’ mio dovere spendere due parole sulla “mentalità calcistica” che la si deve apprendere dalle giovanili , che cosa comprende? Di tutto quello che gira attorno per essere un calciatore la prima regola ,chiamiamola così, è: “non giochi da solo ma giochi con dei compagni” con l’allenamento devono imparare anche la soluzione migliore in quella situazione ad esempio:..se vado in fascia e vado sul fondo per fare il cross prima di calciare con la coda dell’occhio o con uno sguardo veloce vedo quante maglie avversarie dentro l’area ci sono comprese anche dei miei compagni se vi è un affollamento eccessivo nell’area piccolo opterò per un tiro teso e forte cercando una deviazione se è meno affollata e vedo abbastanza maglie amiche opterò per un cross alto,questo lo si insegna nell’allenamento parlare con i ragazzi (calciatori) è una regola fondamentale per maturarli calcisticamente,imparare a conoscere i compagni fa parte anche lei della mentalità non dimentichiamoci che dopo molti ragazzi cambiano nella loro vita calcistica molte squadre quindi compagni diversi a cui si devono adattare o inserirsi,capire come e quando fare fallo e in base alle zone fare una scivolata in aerea è sempre rischiosa ,mi sembra di aver reso l’idea.
Visto che il sig. Giorgio ha parlato della partita amichevole Italia –Messico negli spogliatoi tra il primo e secondo tempo se fossi stato io l’allenatore ai ragazzi gli avrei detto “ ..ragazzi vi state divertendo.. allora nel secondo tempo andate in campo e cercate di divertirvi..”andare a giocare a calcio deve essere un divertimento sembravano che erano costretti a giocare controvoglia puoi fare schemi tattici che assomigliano a formule algebriche ma se manca la voglia non arrivi mai sul pallone,continui a correre a vuoto, ti fai dominare da una squadra che era messa in campo con la mentalità di fare bene e poi quando ti diverti la fatica non la senti neanche le botte e accomuno il divertimento quando da piccoli si andava nel campetto dietro la chiesa dove come porte si metteva le magliette e quando tiravi il pallone volava come l’ape maga e la partita finiva quando vedevi la mamma con aria minacciosa che ti gridava “adesso quando vieni a casa le prendi anche da papà.” oppure finiva la partita perché un tiro maldestro finiva nell’orto adiacente e l’anziano ,che curava l’orto, prendendo la forca trasformò il pallone in un pezzo di carne a mo di spiedino e noi imploravamo pietà ma ormai il danno era fatto niente paura avevamo un altro pronto per il giorno dopo tutto giallo con tre cuochi stampati su,Ho voluto raccontare questo aneddoto per far capire come si entra in campo con quale spirito non importa se dilettanti o professionisti devono prendere il gioco del calcio e la voglia di giocare la voglia di vincere,la voglia di divertirsi indipendentemente da schemi …non deve mai mancare.
Creare un gruppo è facile il difficile è dargli una mentalità calcistica stavolta non più singola ma di squadra.
Visto che oggi iniziano i mondiali auguro all’Italia di avere quella voglia e amore per il calcio come quando vedi un bambino che corre dietro ad una palla .
Angelo alighini

angelo
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ritengo che questo modulo di gioco,di cui magistralmente mister allegri descrive le caratteristiche dei tre centrocampisti,sia eccezionale.permette di sviluppare notevoli schemi d'attacco sfruttando i due esterni avanzati ,i due centrocampisti e idue esterni di difesa,permette anche una ottima fase difensiva purche' ottimizzata dal compotamento dei centrocampisti che deve essere molto preciso e tempestivo soprattutto quando i due esterni d'attacco vengono tagliati fuori dalla ripartenza degli avversari.per esperrienza diretta ritengo inoltre che sia ottimale per l'insegnamento tattico collettivo ed individuale nelle squadre giovanili per la partecipazione di tutti i reparti e deisingoli che nelle varie fasi di gioco questo modulo comporta.secondo il mio modesto parere credo che sia espressione di tante idee,personalità e quasi sempre buon gioco.complimenti a mister allegri.

rosario
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LE CATENE DI GIOCO LATERALI IN UN 4-4-2
Scuola allenatori - Tesi

LE CATENE DI GIOCO LATERALI IN UN 4-4-2

Tesi corso Master per allenatori di prima categoria Uefa Pro
Corso Master 2002/2003Autore/i: Stefano Pioli
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Riguardo la tesi in oggetto, avrei qualche puntualizzazione da fare nella fase difensiva di come sono state sistemate le catene laterali.
Io sono dell'idea che un buon pressing sia fatto quando la squadra si muove compatta e i giocatori si spostino mantenendo la giusta distanza tra i reparti e l'uno dall'altro.
In particolare, nella fig. 4, non mi convincono la posizione del n°4 troppo basso e del numero 7 troppo largo, creando troppa distanza tra i giocatori del stesso reparto che in quel momento sta andando in pressing a centrocampo.
Mentre nella fig.5 c'è decisamente troppa distanza tra i reparti con conseguente cambio di modulo si è creato spazio di gioco a centro campo e la possibilità di trovarsi scoperti in un repentino cambio di gioco.
Nella figura 7 poi, secondo me, sono posizionati male, e dal disegno si vede come la squadra portatrice di palla, possa cambiare gioco facilmente, mettendo in difficoltà difesa e centrocampo.
Nel pressing efficacie i giocatori devono mantenere le distanza tra loro e tra reparti, giocando in 11 contro 11, individuare l'avversario più vicino che può ricevere palla e tagliare le linee di passaggio con la miglior occupazione degli spazi.

Manuel
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Oggi stavo leggendo questa tesi, particolarmente la fase offensiva e lo smarcamento, e ho anche letto diversi articoli al riguardo su vari "l'allenatore" di alcuni anni fà, in linea generale la tesi rispetta il nostro modo (condiviso da molti) di pensare il calcio:
1 - Bisogna educare ed allenare i giocatori al movimento... che devono assumersi iniziative senza palla ...e rendere questi movimenti combinati e sincroni al fine di avere un disegno tattico comune.
2 - Collaborare, significa muoversi in funzione del compagno in possesso palla e....smarcarsi nel tempo giusto attraverso un CONTROMOVIMENTO.

3 - il passaggio e il movimento senza palla devono essere simultanei

4 - E' importante.....che è il compagno senza palla che detta il passaggio e non viceversa.
Da uno studio effettuato, i Movimenti Fondamentali di Collaborazione sono: La Corsa parallela, L'incrocio, La treccia, La sovrapposizione, e tutta la gamma degli uno-due.
Se venissero sviluppati correttamente le affermazioni 1 -2 -3 -4 avrebbero un preciso riscontro.
Per smarcamento si è sempre inteso lo smarcamento in appoggio al possessore di palla, intendendo un giocatore senza palla che si posiziona in una zona luce per poter ricevere il pallone dal possessore.
In questi movimenti il contromovimento non c'è, lo spazio libero in cui ci si smarca per ricevere la palla è un punto preciso, un angolo di una chiara figura geometrica di base, e ci si arriva con una corsa di smarcamento di cui fanno parte anche i contromovimenti, ma non solo trasversalmente come si dice quasi sempre, ma anche verticalmente ed orizzontalmente.
I passaggi,devono essere precisi, possibilmente nello spazio in cui si può ricevere la palla senza il pressing dell'avversario.
Nella dinamica del gioco il possessore di palla non è solo chi la conduce, ma anche chi stà per riceverla, entrambi possono impostare i movimenti con chi è in posizione migliore per collaborare successivamente.
Il possessore, passando la palla, imposta il movimento di collaborazione, si smarca per riceverla nuovamente, e la ripassa, questa è la dinamica dei movimenti di collaborazione che hanno uno sviluppo e una didattica precisa: passaggi di andata, smarcamenti, passaggi di ritorno, e una chiara geometria.
Avevo già scritto qualcosa nell'analisi della finta, ...quando il possessore di palla la passa al compagno, non è più il possessore, lo diventa chi stà per riceverla, questi risponde al movimento di collaborazione, o imposta un nuovo movimento con chi si è smarcato in posizione migliore.
saluti

Roberto
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Gentile Mister Pioli,
trovo molto interessante il suo discorso sull'organizzazzione di gioco. dal punto di vista chinesiologico e come prevenzione degli infortuni ho trattato l' ORGANIZZAZIONE delle catene muscolari durante la partita. Potrebbe trovare interessante il mio volume:
le metodologie posturali nella preparazione fisica del calciatore. (ed. calzetti e mariucci 2005) e il mio nuovo volume: Riprogrammazione posturale (Calzetti)
rimgango a disposizione per chiarimenti. saluti
carloguidi@hotmail.com

carlo
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Un allenatore ha scritto un articolo in un blog " riguardo lo smarcamento,dopo aver ribadito il solito concetto base dello smarcamento:... in appoggio al possessore di palla,afferma:... "ma esiste lo smarcamento dopo aver trasmesso la palla".....
Ora se un giocatore effettua un 1- 2 non è un possessore che trasmette la palla e poi si smarca? bisogna rivedere il concetto di smarcamento: -in appoggio al possessore di palla, - del possessore quando la trasmette.
Si parla spesso di tattica, ma da anni, si ripetono sempre le stesse cose,e poi si afferma che: "bisogna sapere dove, come, e quando muoversi", (non basta dire nella zona luce).
Questa capacità di smarcarsi non può essere lasciata solo all'istintività dei calciatori, dobbiamo avere il concetto e la chiara geometria da sviluppare con le esercitazioni per sviluppare tutti i movimenti di collaborazione, se poi dobbiamo insegnare e far apprendere.

saluti



Roberto
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La premessa riguarda come si può effettuare il pressing, la fase difensiva che secondo me dovrebbe basarsi non tanto sulla regolare, sincronizzata distanza nei movimenti tra reparti e tra gli stessi giocatori derivazione del rispetto rigido richiesto dalla Zona, dai suoi dettami, quanto invece sulla distribuzione a macchia di leopardo dei giocatori in campo per seguire e coprire senza vuoti lo sviluppo del gioco, la circolazione della palla e soprattutto lo spazio ed il controllo delle marcatura come accade di vedere nella realtà della partita dove ogni disposizione o modulo di gioco sulla carta viene cancellato, viene a perdere i suoi connotati di partenza.
A proposito poi dello smarcamento ritengo si debbano distinguere come già detto due situazioni di gioco tra loro diverse per gli effetti immediati che producono laddove nella prima c'è la ricerca dello spazio per andare a ricevere in appoggio il passaggio del compagno mentre nella seconda tale ricerca o riproposizione è strettamente collegata e dipendente dal ritorno rapido della palla dopo averla prima passata al compagno in uno scambio tra i due di dare e avere, di dai e vai per alleggerire, annullare l'azione del pressing avversario o per avviare un'azione di gioco veloce nella fase di costruzione o in quella di conclusione finale a rete.
E' chiaro quindi che lo smarcamento può avere due valenze tattiche, può essere osservato sotto una duplice ottica di gioco, quella di andare in appoggio al trasmettitore della palla per ricevere il servizio e proseguire da solo o con altri compagni lo sviluppo dell'azione e l'altra in cui nello scambio veloce, 1-2, di palla chi effettua il passaggio si aspetta anche di averlo subito di ritorno smarcandosi con un movimento rapido ed intelligente ridiventando possessore di palla attraverso lo smarcamento stesso.
La guida alla capacità di smarcarsi dove, come e quando sia per ricevere palla sia per l'1-2 dovrebbe tener conto di un presupposto tattico indispensabile da cui a mio avviso non si può prescindere indipendentemente da dove avviene il movimento dello smarcamento con o senza la zona cieca, vale a dire l'abilità, la percezione dell'attaccante di saper eludere, aggirare, ingannare con le sue mosse e contromosse il controllo e l'attenzione del diretto avversario cosa che si può ottenere con risultati soddisfacenti soprattutto puntando sulla mobilità, sulla imprevedibilità, sulla corsa a slalom
sottraendosi con furbizia al cono visivo dell'avversario medesimo e non ultimo cercando di sfruttare al meglio i vantaggi della non marcatura che la Zona con la tattica del fuorigioco, con la linea difensiva mette a disposizione, suo malgrado, degli attaccanti scaltri nel coglierne le opportunità con inserimenti da dietro.
Giorgio

giorgio
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Il dove, il come e il quando smarcarsi, e per l'uno-due è la stessa cosa, dai commenti precedenti.... se si conoscono i movimenti fondamentali per la collaborazione e le modalità corrette per la loro esecuzione tutte le corse di smarcamento e i contromovimenti sono finalizzati in spazi precisi per ricevere la palla sia in appoggio sia quando la si passa per poi riceverla nuovamente.
I punti precisi nello spazio sono: di fronte verticalmente, di fronte trasversalmente e di fianco orizzontalmente. ( In un quadrato con quattro giocatori e un possessore di palla ci si trova in questo modo).
I movimenti di collaborazione sono: La corsa parallela, l'incrocio, la treccia, la sovrapposizione, e tutta la gamma degli 1-2,(un numero preciso) e sono formati da una chiara geometria, non ci sono altri movimenti di collaborazione, se non le loro composizioni.
saluti

Roberto
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Partendo e prendendo spunto da questo aspetto tattico fondamentale del calcio qual è appunto lo smarcamento con tutti gli sviluppi di gioco e di collaborazione che ne seguono, vorrei sentire il parere di Roberto e di altri naturalmente su una questione attinente la fase offensiva che da sempre vado osservando e rilevando senza trovare mai pari esame né riscontro critico adeguato nei commenti, nelle telecronache in diretta televisiva da parte degli addetti ai lavori.
Si tratta dell’immobilità, della staticità degli avanti, degli attaccanti che in ogni partita si nota, una costante comune a qualsiasi squadra quando è in corso la costruzione, l’impostazione, la preparazione della manovra offensiva a centro campo e anche sulla trequarti, caratterizzata di solito da passaggi laterali dal centro verso l’esterno e viceversa.
Tralasciando il ricorso ai lanci lunghi di alleggerimento tanto giustamente criticati perché non portano quasi mai a nulla di concreto, oltre a non fare gioco, ogni volta che assisto o vedo una partita di calcio, a qualsiasi livello la si può considerare, resto stupito, perplesso e anche un po’ sconcertato dal fatto che mentre la manovra del gioco si va formando a centro campo accompagnata da una ragnatela di passaggi, mai o poche volte si vedono gli attaccanti uno, due o tre che siano, muoversi nello spazio preventivamente per cercare lo smarcamento quindi per proporsi e collaborare con i compagni per il lancio in avanti, per ricevere palla. Movimenti questi da effettuarsi ancor prima di essere destinatari del passaggio, dell’appoggio con la chiara intenzione e strategia tattica di mettere prima di tutto in difficoltà il diretto controllore, il marcatore con mosse e contromosse che lo costringono a perdere, a dubitare della sicurezza nei suoi mezzi, della sua capacità difensiva, facendolo andare anche in confusione mentale dovendo scegliere tra anticipo della palla e ricorso alla marcatura che in una situazione di gioco, di difesa a Zona diventa quanto mai problematica da risolvere.
Purtroppo questo non accade quasi mai, invito a fare mente locale e ci si accorgerà come questa constatazione, osservazione della realtà calcistica sia un fatto incontestabile essendo l’immobilità degli attaccanti, da fermi o camminando appena, una costante, un elemento corrente che finisce per penalizzare e spesso rendere vana l’efficacia dell’azione offensiva nella sua fase conclusiva, quando occorre mandare la palla in rete.
Personalmente sono di questa idea che quando la palla è gestita a centrocampo, sulla trequarti gli attaccanti ancora prima di proporsi in ultima istanza per ricevere il passaggio devono stare in movimento, cercare spazio con la finalità di smarcarsi ma soprattutto per dare sbocco all’azione offensiva creando pericolo e mettendo in difficoltà la linea difensiva, i suoi addetti.
Succede al contrario di vedere i centrocampisti far circolare la palla lateralmente anche troppo insistentemente proprio perché gli attaccanti latitano, si defilano e in tale situazione quando ricevono palla finiscono col perderla o essere puntualmente anticipati, contrastati.
Certo che ci sarebbe un dispendio di energie in più ma non solo per gli attaccanti in quanto anche i difensori se non vogliono essere presi in contropiede, devono fare altrettanto, muoversi parimenti, ma soprattutto quello che ne deriverebbe, si otterrebbe, oltre a qualche gol in più segnato, è il miglioramento del gioco, del calcio sul piano della spettacolarità che non può mai prescindere dalla presenza del movimento.

giorgio
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Rispondo a Giorgio, l'analisi che hai fatto è perfetta.
Se si vuole eliminare la staticità e l'immobilità non solo degli attaccanti, ma di tutti i calciatori, bisogna educarli ai movimenti individuali e di collaborazione.
In un altro blog, dove si parla di smarcamento si dice....."che bisogna studiare nuove esercitazioni con i tempi giusti dello smarcamento".
Come già detto i movimenti di collaborazione sono già stati codificati e schematizzati, sono perfettamente allenabili e velocizzabili, bisogna solamente cominciare ad applicarli,in questi movimenti c'è una modellizzazione geometrica precisa e quindi il giusto spazio con il tempo necessario a realizzarli potendo verificare oggettivamente tutto il lavoro.
Dato che anche il gioco individuale ha uno stretto collegamento (ci sono nessi precisi) con il gioco di collaborazione, la geometria che si sviluppa è identica, bisogna solamente cominciare ad allenare questi movimenti che possono integrare o sostituire altri lavori.
Quando affermo che bisogna rivedere il concetto di smarcamento e anche Giorgio è d'accordo significa che non basta più il solo smarcamento in appoggio ma sopratutto lo smarcamento del possessore dopo aver trasmesso la palla, i movimenti di collaborazione sono sempre impostati dal possessore di palla che si smarca in zone luce precise dopo averla trasmessa.
Bisogna solo cominciare a lavorare, ci sono tantissime esercitazioni da sviluppare e far apprendere valide per tutti con tutte le composizioni possibili dai piccolissimi ai professionisti.
saluti

Roberto
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In Fiorentina vs Inter 1 2 Pazzini segna il gol partita ricevendo l'assist a rientrare di E'tò sul quale era andato a coprire Pasqual stando in posizione frontale senza però riuscire ad intercettare la palla in arrivo, lasciandosela sfilare maldestramente nel senso che non riesce a fare opposizione fisica efficace.
In Arsenal vs Barcellona 2 1 Arshavin segna il gol su assist di Nasri sul quale Abidal si gira, si avvita con una torsione del corpo invece di fare opposizione fisica affrontando la palla in arrivo nel rispetto della posizione frontale attiva.
Due gol evitabili importanti di ieri, gli ultimi del genere in ordine di tempo che se andiamo ad analizzare le loro cause dirette, gli errori tattici di chi avrebbe dovuto intercettare la palla in arrivo, fanno emergere e porre all'attenzione dei tecnici soprattutto uno dei problemi calcistici ancora da risolvere connessi alla fase difensiva riguardante la protezione della porta sui tiri contro e l'interruzione dei passaggi tra avversari.
Nel gol di Pazzini ed in quello di Arshavin ci sono gli errori di Pasqual che rimase in posizione frontale passiva e quello di Abidal che non rispetta la posizione frontale attiva due atteggiamenti tattici che hanno lasciato intravedere come questi difensori non siano sufficientemente allenati o preparati ad affrontare le palle in arrivo “parando” il tiro secondo la regola con la stessa mentalità, gestualità ed aggressività che il portiere esprime nelle sue parate.
Fatta questa premessa e considerando che il tema in questione si può collegare a quello dello smarcamento avendo come base sempre un atteggiamento di tattica individuale diverso per le situazioni di gioco in cui si manifestano, visto che Roberto ha puntualmente precisato che nello smarcamento i movimenti di collaborazione sono schematizzati ed possibili da allenare, gli vorrei chiedere vista la sua visione così approfondita delle tecniche di allenamento, se gli risulta che tra le esercitazioni in allenamento delle squadra ci sono, come vengono eventualmente curate ed effettuate anche quelle che riguardano l'opposizione fisica, la preparazione a formare quella capacità nel difendente di aggressione alla palla in arrivo per respingerla, deviarla, o al limite anche stopparla che costituisce la garanzia per evitare gol come quelli sopra citati.

giorgio
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Caro Giorgio, io non sò se le esercitazioni del metodo dei Movimenti Fondamentali vengono applicate dalle diverse squadre di calcio. Già dal 2002 ci sono stati 2 inserti in un mensile di calcio e nel 2010 è stato editato un libro.
Nel metodo dei MF. "le situazioni" sono le situazioni di arrivo della palla, che nella dinamica del gioco si risolvono sempre con esecuzioni a stecca (situazioni di arrivo laterale con esecuzione diritta in avanti) e a sponda (situazioni di arrivo frontale con esecuzione a destra o a sinistra del corpo).
E' fondamentale in questo metodo l'anticipazione della traiettoria che si effettua con il sorpasso della palla per cambiare direzione (a 90°) e senso ( a 180°) per condurre, trasmettere, ricevere (a seguire).
L'allenamento continuo dà una grande sicurezza esecutiva che porta a sbagliare sempre di meno.
Le esercitazioni che sviluppano le capacità individuali e collettive ci sono (numerose e variate), la tecnica applicata o tattica individuale può avere uno sviluppo notevole.
saluti

Roberto
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L'argomento tattico dell'opposizione fisica alle palle in arrivo è troppo importante essendo direttamente collegato come causa diretta se eseguita male dei gol evitabili di riferimento, per cui ritengo meriti un ulteriore approfondimento alle luce delle puntuali e precise osservazioni, annotazioni di Roberto che ringrazio.
A me risulta per quanto ho potuto constatare e verificare dagli allenamenti delle squadra che non esiste o non viene curata una particolare, specifica esercitazione di addestramento per insegnare ai difendenti come devono stare, predisporsi fisicamente e anche mentalmente nell'affrontare i tiri contro sia quelli diretti in porta sia quelli riguardanti i passaggi tra avversari anche per vincere e padroneggiare la naturale reazione istintiva che li porta a girarsi in tutto od in parte per il timore dell'impatto con la palla.
In questi casi porto sempre ad esempio l'atteggiamento, il comportamento gestuale del portiere nelle sue parate che dovrebbe essere fatto proprio, imitato con la stessa mentalità d'intervento anche da difendenti nel fare opposizione fisica alle palle in arrivo.
Accade comunemente di vedere invece che sui tiri frontali il difendente si opponga girandosi, avvitandosi con il corpo, mentre in quelli laterali, su corsa parallela e quindi sulle fasce, la sua opposizione avvenga sempre con la gamba sbagliata, quella verso l'esterno, in modo rigido senza movimento di accompagnamento verso la traiettoria della palla anche perché essendo la posizione del corpo non rivolta, frontale al battitore, il difendente finisce col perdere la visuale della palla calciata. Agendo al contrario con la gamba interna e utilizzando come appoggio quella esterna, il difendente non solo non si gira ma potendo controllare visivamente la palla, la sua traiettoria è in grado di effettuare la gestualità di movimento con la gamba interna che gli permette di fare un'opposizione fisica mirata e attenta.
Come allenarsi per acquisire sicurezza e padronanza nel cercare d'impedire che la palla in arrivo vada a destinazione con tutte le conseguenze che ne derivano?
Occorre riferirsi e prendere a prestito le stesse esercitazioni cui sono sottoposti i portieri sostanzialmente quando vengono chiamati in allenamento a parare tutta una serie di tiri dalle variegate esecuzioni fatti partire dal centro o in diagonale.
Richiamato e spiegato bene l'oggetto del tema opposizione fisica in questione nei suoi dettagli, compreso come ripararsi le parti più esposte del corpo e contrarre la muscolatura, quando sono passato sul campo ad effettuare un tipo di esercitazione semplice che non avevo mai visto fare da altri, quella di mettere davanti alla porta due o tre difendenti contro i quali venivano effettuati dei tiri in porta, da distanze e con forza variabili, posso assicurare di aver ottenuto dei risultati sorprendenti, inimmaginabili nel senso che tutti facevano a gara per essere il migliore, il più bravo a parare il tiro, nessuno anche quelli che in partita erano solito girarsi, hanno mostrato timore nell'aggredire frontalmente la palla in arrivo per non farla entrare in rete.
E' questo il tipo di esercitazione o altre similari che mi pare non siano seguite, effettuate per allenare i difendenti a stare in posizione frontale attiva e se in posizione frontale passiva a non restare immobili, indifferenti alla palla che alla loro portata passa da vicino.

giorgio
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L'opposizione fisica è finalizzata all'anticipazione della palla. E' eseguita male se non si sà anticipare la traiettoria di arrivo.
Se poi come dici si arriva spesso anche con la gamba sbagliata significa avere una carenza di base che bisogna eliminare.
I movimenti che permettono l'assimilazione dell'anticipazione delle traiettorie con entrambi i piedi e con la necessaria sicurezza esecutiva sono i movimenti fondamentali individuali e di collaborazione.
Questi movimenti si sviluppano verticalmente, trasversalmente ed orizzontalmente, ma bisogna allenarli.
Quando si dice che bisogna avere "grinta" non significa essere cattivi e picchiare, significa avere sicurezza negli interventi di anticipazione non solo nei takle, ma anticipando l'avversario quando arriva il pallone.
Se si sà intervenitre con tutti i fondamentali nelle situazioni di arrivo frontali e laterali con entrambi i piedi nella ricezione, trasmissione e conduzione i problemi vengono eliminati, certo si potrà sempre sbagliare ma almeno si saprà il perchè e intervenire per correggere e migliorare.
Una volta in una pubblicità si diceva: "la potenza è nulla senza controllo" e il controllo è dato dalla sicurezza esecutiva dei movimenti complessivi con la palla.
A cosa serve un giocatore forte fisicamente se poi non sà intervenire sulle palle in arrivo e non sà muoversi con la palla in tutte le direzioni.
saluti

Roberto
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Il 4-4-2 è la fase di gioco che la maggioranza degli allenatori applica; avere dei giocatori veloci sulle fasce, permette alla squadra di diventare piu' compatta e permette ai giocatori di mantenere la loro posizione in campo. Se un giocatore non sa intervenire sulle palle e non sa muoversi, può sempre usare la propria velocità sulla fascia.
Bruno Mario Catroppa

bruno mario
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TRA DILETTANTISMO FORMALE E PROFESSIONISMO DI FATTO: LE DISEGUAGLIANZE NELLO SPORTDirettori sportivi

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Autore/i: Maria Ilaria Pasqui
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Complimenti per la tesi molto interessante e futuristica..... è stata anche argomento della mia tesi di laurea in giurisprudenza. Giovanni Migliorelli

giovanni
 Altri 3 commenti
 
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Bravissima, hai centrato il problema dello sport in Italia ... lo Stato è totalmente assente, è lasciato tutto all'iniziativa privata, per cui anche le opportunità NON sono uguali per tutti ... è del tutto casuale che i talenti vengano alla luce, non c'è un sistema mirato ... per esempio negli U.S.A. il sistema crea circa il 10% - 15% di occupazione totale; in Germania sono ripartiti da 0 e stanno dominando a livello mondiale (sia maschile che femminile, perché giustamente il sistema è globale) non solo per il valore tecnico, ma anche come presenza di persone che assistono alle partite (stadi esuriti con decine di migliaia di persone in lista di attesa per assistere alle partite) ...
Andrea Castellari

ANDREA
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Complimenti vivissimi mi sembra ampia ed esaustiva della problematica.
Luciano Battaglioli

Luciano
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La Sua tesi mi vede pienamente solidale con Lei in tali argomenti, convinto che c'è sicuramente desiderio di cambiamento e consapevolezza che cosi proprio non va.
Distinti saluti Davide Costanza

Davide
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Bravissima, i miei complimenti. Vorrei portare la mia esperienza di allenatore formatore obbligato ad andare in Francia per avere un contratto.
Il problema che esiste con i giocatori è valido anche per gli allenatori o come meglio si chiamano Educatori. Per fare crescere il sistema ci vuole meno improvvisazione e più competenze, ma se il sistema non protegge calciatori e allenatori la selezione si farà in maniera naturale, mi spiego meglio.

Se non si riesce ad assicurare un futuro alle figure professionali che danno anima e corpo al sistema queste saranno obbligate ad abbandonare o emigrare, quindi chi rimarrà saranno quelle che non hanno niente da perdere. Tutto questo farà impoverire il sistema e di conseguenza anche la sua credibilità a livello europeo e mondiale.
Enrico Casadei

Enrico
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L’EVOLUZIONE DEL GIOCO DEL CALCIO IN ITALIA. STUDIO SUI MODELLI SOCIALI E SULLE SPINTE MOTIVAZIONALI AD INTRAPRENDERE L'ATTIVITA' CALCISTICAScuola allenatori - Tesi

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