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Studio del metodo sperimentale della postura di attesa del portiere, denominata ‘frequenza’Scuola allenatori - Tesi

Studio del metodo sperimentale della postura di attesa del portiere, denominata ‘frequenza’

Tesi finale al "Corso di Specializzazione per Allenatore dei Portieri di Prima Squadra e Settore Giovanile”Autore/i: Alessandro Danti
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Una prospettiva interessante...
Complimenti

sergio
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Bellissima complimenti !!!!!

Marco
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Davvero interessante, complimenti

giuseppe
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Ho letto con attenzione la tesi del Prof. Danti. Lo studio, condotto con il rigore del metodo scientifico, porta finalmente un contributo nuovo sul tema del miglioramento della prestazione condizionale e, di riflesso, di quella tecnica del portiere. Dopo un lavoro di video analisi, ho verificato gli allenamenti di alcuni portieri di levatura nazionale e internazionale, i quali, effettivamente, durante gli esercizi di difesa della porta , assumono l’atteggiamento posturale oggetto della ricerca, preparando il gesto tecnico con 2-3 rapide flessioni plantari dei piedi CHE NON SI STACCANO MAI DEL TERRENO.
Un plauso all’autore. Non rimane che provare il metodo “frequenza” con ragazzi di categoria agonistica.

Carlo
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la tua esposizione è esemplare e mi fa immensamente piacere trovare chi non li mette talloni a terra veramente bravo
per caso da qualche parte c''è un video da far vedere ai ragazzi
ciao grazie e complimenti ancora

francesco
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IL SUBENTROScuola allenatori - Tesi

IL SUBENTRO

Tesi finale al Corso per "Allenatore Professionista di 1a Categoria - UEFA Pro" 2014/2015Autore/i: Paolo Favaretto
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Una grandissima tesi !!! Veramente tanti complimenti !!!!

Marco
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IL PORTIERE DEL FUTURO SI PRE-PARA A PARARE CON LA MENTEScuola allenatori - Tesi

IL PORTIERE DEL FUTURO SI PRE-PARA A PARARE CON LA MENTE

Tesi finale al Corso per "Allenatore di Portieri di Prima Squadra e Settore Giovanile"Autore/i: Lorenzo Faccini
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bellissima tesi sul'l'aspetto fondamentale, mentale, nel portiere. Complimenti

massimo
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Grazie Massimo. Se vuoi confrontarti su alcuni temi, sono disponibile

LORENZO
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Interessante... Lo ritengo un primo passo fondamentale per arrivare a trovare una "procedura ideomotoria" che permetta di modificare quanto vi è di "sbagliato" adeguandolo al "nuovo vero" che sembra emergere da questi dati.
Sono scettico sugli esercizi, non quelli riportati ma gli esercizi in generale perchè ritengo siano molto limitati e limitanti nell'efficacia. Qui dovrebbe subentrare il secondo, terzo o quarto passo cioè implementare nell'esercizio l'automatismo del gesto corretto in funzione della situazioni ove, per situaaione, intendo i parametri interni ed esterni al singolo atleta.

sergio
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Grazie Sergio.
Quando vuoi ne parliamo.

LORENZO
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ALLENARE IL PENSIERO VELOCE NEL CALCIOScuola allenatori - Tesi

ALLENARE IL PENSIERO VELOCE NEL CALCIO

Tesi finale al Corso per "Allenatore Professionista di Prima Categoria - UEFA Pro" 2014-2015Autore/i: Diego Zanin
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Non ho commenti da fare se non elogiare il settore tecnico per le attività che svolge
Con grande competenza

Graziano
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una tesi di massima utilità per capire l'importanza di far crescere giovani calciatori con più soluzioni, mettendole in pratica nella maniera più rapida possibile.

mauro
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Complimenti per l'ottimo lavoro svolto !
il problema è affrontato con attenzione e le proposte sono assolutamente valide.
Una domanda mi sorge spontanea : ma non basterebbe collaborare e condividere conoscenze con gli allenatori di futsal visto che la soluzione del problema posto e'normale lavoro nel nostro sport?

roberto
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Grande sfida ad un calcio sempre più estraneo alle realtà locali....ed il settore tecnico ...aiuta le realtà locali a sostenere sul posto il calcio della nostra Nazione.

Mario
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CARATTERISTICHE DEI TRE CENTROCAMPISTI IN UN CENTROCAMPO A TREScuola allenatori - Tesi

CARATTERISTICHE DEI TRE CENTROCAMPISTI IN UN CENTROCAMPO A TRE

Tesi corso Master per allenatori di prima categoria
Corso Master 2004/2005Autore/i: Massimiliano Allegri
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Centrocampo,centrocampisti
In una partita vi sono due fasi :la fase offensiva e la fase difensiva, togliendo la difesa e la punta (se impegnata) il resto dei calciatori 5,6 o 7 sono tutti centrocampisti e il loro lavoro(ruolo) va da area a area con diverse mansioni,ruoli,abbinate alle loro principali caratteristiche :mediani,incontristi,ali,trequartisti,attaccanti,fantasisti,rifinitori,registi.
Il bagaglio tecnico è sempre abbinato ai ruoli e la disposizione in campo e il lavoro che dovranno svolgere è dettata da varie situazioni che l’allenatore saprà valutare in corso d’opera(partita) essere sotto di una rete o aver trovato la debolezza della squadra avversaria queste sono solo due delle tante.
Lo scopo di una partita è di vincere e per vincere bisogna fare un gol in più dell’avversario e lo si può fare in tanti modi:calci piazzati,azione,contropiede non bisogna attaccare in 8 ma attaccare bene con velocità e precisione quindi se incontri una squadra che fa circolare palla e attacca con molti effettivi studiare un contropiede è la logica.
Forse il ruolo dei “3 centrocampisti” è riferito al modulo: 4-3-3- 4-2-3-1- ma i moduli si devono leggere per disposizione in campo o zone del campo e non rispecchiano mai le due fasi,forse quella difensiva,
L’importante che la squadra stia bene e questo lo si vede solo in partita e mai prima.
Angelo alighini

angelo
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Ritengo che una delle soluzioni da perseguire contro una squadra avversaria infoltita a centrocampo, con centrocampisti che bene esprimono le qualità, le caratteristiche messe in evidenza da Alighini sia quella di tentare i lanci lunghi per saltare la zona mediana e portare senza troppe trame costruttive lo sviluppo dell'azione nella trequarti da dove ripartire subito per arrivare al più presto alla conclusione a rete.
Allunghi in avanti non sistematici o frequentemente ripetuti perché finirebbero col far venir meno l'efficacia tattica dell'azione offensiva ma cercati e proposti senza esitazione come strategia di gioco per imbrigliare e superare un avversario dotato di un centrocampo solido, impenetrabile alle volte.
Questi lanci che non devono essere di alleggerimento ma veri e propri affondi offensivi, vanno interpretati e giocati nel giusto modo come fossero dei passaggi sui quali la punta o meglio gli attaccanti vanno per impossessarsi della palla, per trattenerla e aspettare l'avanzata dei compagni, per puntare l'avversario, per conquistare la superiorità numerica, per scambiare, finalizzare da solo o con l'altro compagno attaccante .
Molti addetti ai lavori sono scettici sull'efficacia dei lanci lunghi perché sostengono che sono quasi sempre preda dei difensori, raramente gli attaccanti escono vincenti nel possesso palla e quindi si perdono nel nulla.
Per evitare che ciò avvenga occorre effettuare questi passaggi “speciali” con un criterio diverso e oculato che non è quello generico di calciare la palla solo verso la posizione dell'attaccante ma cercando di mandarla nello spazio, nella zona laterale soprattutto, quando il compagno si è già mosso, è in vantaggio per andare a riceverla secondo un'intesa studiata precedentemente a tavolino con l'allenatore.
Cosi facendo l'attaccante avrà più probabilità di arrivare primo sulla palla, di difenderla e di giocarla come meglio crede seguendo i suggerimenti sopra indicati.

giorgio
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Sig. Giorgio a questo punto bisogna approfondire il “lancio in profondità” come viene eseguito e quando viene eseguito.
Per il lancio in profondità detto anche a scavalco la palla si colpisce in 2 modi:
1 il piede deve scivolare sotto il pallone verticalmente punta collo e rimane a terra si può calciare da fermo o con un passo di rincorsa, preso bene il pallone ha un giro rotatorio all’inverso che cadendo sul terreno rallenta la corsa.
2 Il piede deve scivolare sotto il pallone orizzontalmente a modo di bastone da golf quando si deve effettuare un DROP questo calcio lo si esegue da fermo per dirizzare il pallone ad una distanza inferiore dal primo modo.
Viene eseguito nelle situazioni indicati dal sig. Giorgio ma per un miglior risultato il lancio lungo non deve mai cadere in area per il semplice fatto che il portiere può intervenire con le mani quindi sarà l’abilita della punta o l’attaccante di turno recuperare palla per difenderla e leggere la situazione se puntare a rete o attendere i compagni e non bisogna far cadere il pallone a pochissimi metri dalla riga sia laterale o di fondo.
Bisogna fare attenzione al vento e al prato se l’erbe è leggermente alta o bagnata non lasciare nulla al caso.
Il primo tipo di lancio è maggior parte eseguito dai difensori o mediani per far partire l’azione in verticale il secondo è il classico lancio del trequartista regista che portando palla in orizzontalmente lancio il compagno sul suo movimento, tutto questo viene portato in allenamento.
Angelo alighini

angelo
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Concordo con l'analisi precisa e circostanziata di Alighini sulle modalità di partenza e sulla zona di arrivo dei lanci a scavalcare il centrocampo. Mi ha incuriosito e fatto pensare che non deve essere facile nel lancio in profondità o in diagonale colpire sotto la palla con la punta ed il collo del piede in verticale, di solito l'asse del piede è leggermente inclinato, per ottenere maggior effetto frenante facendola girare in senso antiorario quando tocca il terreno di gioco agevolando cosi il controllo del servizio da parte della punta o dell'attaccante aggiunto.
La palla in questi casi ha una traiettoria di solito arcuata, una parabola medio – alta che fa impiegare più tempo alla palla di scendere favorendo con ciò maggiormente il difensore rispetto all'attaccante sul recupero dello spazio.
Perché allora non insegnare ai difensore, ai mediani un tiro-lancio simile a quello con il quale i portieri da qualche anno a questa parte si sono specializzati nell'effettuare le rimesse colpendo la palla al volo, dopo averla alzata con la mano e facendo partire un tiro secco, teso, forte e veloce, non alto quasi in parallelo al terreno che a parità di botta con il lancio a parabola accentuata, fa arrivare la palla prima e, se colpita bene con lo stesso gesto tecnico della girata, produce anch'essa un effetto frenante a tutto vantaggio della punta che ha così maggiori probabilità di impossessarsene con successo?
Naturalmente come fanno i portieri nella loro preparazione tecnica bisogna esercitarsi molto provando e riprovando per imparare il tiro, per assumere la padronanza del movimento con il corpo tenendo conto non ultimo che il ricorso a tale forma di passaggio lungo in funzione di attacco richiede qualche secondo per alzare la palla se già tra i piedi, aspetto negativo superabile dall'automatismo consolidato del gesto tecnico, mentre se la palla arriva già al volo da terzi tutto diventa più veloce e facile.

giorgio
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Ritornando ai centrocampisti e centrocampo non si è menzionato il pressing alto che è la prima difesa che una squadra adotta quando parte l’offensiva avversaria, a differenza del pressing normale (fisico) il pressing alto ha la sua caratteristica la distanza dall’avversario come per dire “ da qui non passi”5, 6 metri costringendolo a passare palla o al lancio un tentativo di dribbling è rischioso, ho visto troppe volte professionisti attaccare decisi correre incontro ma per l’avversario basta una finta e sei saltato,mai farlo da soli si tiene la zona con un centrocampo alto a tre la copertura è buona.
Un pressing alto lo puoi far diventare fisico quando l’avversario è girato di spalle con l’accuratezza di non fare fallo solo l’intento di non farlo girare di falli “stupidi” non servono.
Abbiamo detto che il pressing alto è la prima linea di difesa, quando la squadra avversaria ha dei terzini fluidificanti diventa prima battuta e la seconda non deve essere distante il terzino,per dare un esempio alla luce di tutti parliamo dell’Inter e in particolare di Maicon ,spina al fianco di molte squadre,trovandosi davanti il centrocampista in pressing cercherà il triangolo col suo centrocampista interno quindi il nostro rimarrà tagliato ed è qui che entra in seconda battuta il nostro terzino,molti giocatori sono forti fisicamente e in corsa è dura a fermarli l’unica cosa è accompagnarli e attendere il loro errore.
Mai fare un pressing solitario correre dietro agli uomini ti stanca col rischio della foga di fare fallo, il fallo deve essere tattico e deve far parte della “mentalità calcistica” di un calciatore senza far del male però.
Il tiro menzionato dal sig Giorgio si chiama “fiondata”è un tiro forte ,teso con lo scopo di raggiungere il compagno ad una certa distanza dove il passaggio a terra o il paggio alto possono diventare preda degli avversari per la loro lentezza intercettandoli anche con l’anticipi sull’uomo.
Eseguire il calcio non è difficile in campo come dimostrazione è scriverlo un po’ complesso non c’è solo la posizione del piede e come si tiene la gamba ma è tutto il corpo che lavora come tutti i gesti tecnici la coordinazione è fondamentale per una buona riuscita dando anche un certa eleganza nel gesto e la stessa vale per tutti gli sport, colpire una pallina da golf sembra facile ma non è.
Arricchire il bagaglio tecnico di un calciatore e creare una mentalità calcistica sono le priorità di un allenatore troppi calciatori vengono giocare in serie A cresciuti troppo veloci calcisticamente.
Angelo alighini


angelo
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Per fornire un ulteriore contributo su come dovrebbe essere la moderna tattica dei centrocampisti che operano nella mediana e nelle trequarti alla luce delle considerazioni fin qui espresse, sono andato a rivedermi la partita amichevole premondiale tra Italia vs Messico 1 a 2.
Seguendo una modalità di visione da me già sperimentata positivamente ho fatto scorrere il filmato a velocità 1,5, non doppia poiché l’occhio non riesce a stare dietro alle immagini, rispetto a quella normale, così facendo ci si rende conto e si valuta meglio con una dinamica visiva diversa il gioco delle due squadre.
Consiglio di provare, quello che balzerà subito agli occhi sono le caratteristiche tecnico-tattiche espresse dalle contendenti in campo quanto a scambi, movimento dei giocatori, ragnatela di passaggi sulla circolazione della palla, nell’alternanza delle due fasi offensiva e difensiva, un modo immediato, diretto per avere nell’insieme elementi di giudizio e di valutazione che disegnano bene l’andamento della gara e i valori dei singoli e di reparto.
Scopo di questa rivisitazione della partita era quello di seguire con attenzione i movimenti dei nostri centrocampisti in particolare nella fase di non possesso palla. Posso assicurare che con questo metro visivo inusuale si coglie subito e chiaramente la netta superiorità dei messicani dimostrata nella circolazione della palla con tocchi rapidi e passaggi di prima che hanno messo più volte in difficoltà la nostra nazionale soprattutto a centrocampo.
Accennando brevemente ai due gol di Vela e Medina, causati entrambi dal ricorso al fuorigioco non riuscito con la difesa in linea disposta a zona, per dire che con la Difesa Elastica si sarebbero evitati, torna utile evidenziare, soffermandosi anche in vista delle partite dell’Italia al Mondiale, il comportamento tattico assunto dai nostri centrocampisti.
La situazione che si nota correntemente al riguardo è che tutti, centrocampisti e anche difensori, vicini o lontani al portatore, guardano, fissano solo palla, si posizionano con un leggero movimento di corsa incontro come se volessero assieme intercettarla, nel momento in cui viene fatto partire il tiro o il passaggio, in quel frangente per loro esiste solo la palla, non ci si cura di coprire lo spazio, di controllare l’avversario di riferimento. Se poi l’azione contro prosegue, restando nella zona di competenza, il rischio di perdere, di non marcare l’avversario diventa alto e compromettente sullo sviluppo della manovra di contenimento.
Di conseguenza chi sta di fronte al portatore di palla o non tiene l’avversario nel suo raggio di controllo, pur d’interrompere il gioco recuperando da una posizione svantaggiosa, si lascia spesso andare ad entrate dure e fallose tralasciando di ricorrere alla tattica dell’accompagnamento.
Ripeto, questo tipo di atteggiamento difensivo, da spettatori della palla, comunemente riscontrabile nei centrocampisti che giocano nelle squadre dei club di appartenenza, coinvolge di riflesso anche la nazionale finendo col favorire gli avversari sia sotto il profilo della manovra sia come beneficiari di calci di punizione.
Per risolvere tale inconveniente di gioco durante la fase di non possesso palla interessante prevalentemente la zona mediano del campo, l’accorgimento tattico più idoneo ed efficace a mio avviso è costituito dal controllo visivo attivo, CVA, la stessa tattica individuale utilizzata dalla Difesa Elastica, allo scopo di monitorare e gestire la situazione in atto che per chi è lontano consente di chiudere, ridurre lo spazio nei confronti dell’avversario nonché di posizionarsi il meglio possibile sul corridoio di transito della palla grazie ai continui movimenti laterali del capo in rapida successione ora sul portatore di palla ora sull’avversario di riferimento.
Se tale accorgimento tattico è condizione indispensabile per marcare e non prendere gol evitabili con la Difesa Elastica, i suoi principi di base restano validi e sufficienti anche per fronteggiare con sicurezza e tempestività la fase difensiva a centrocampo e dintorni.
Il concetto è quello di muoversi non solo in funzione della circolazione della palla ma anche del movimento dell’avversario che aspetta o si propone nel riceverla, in modo tale da poter intervenire al posto giusto nel momento giusto senza farsi sorprendere o arrivare fuori tempo.
Quanto alla “fiondata” guardando come i portieri eseguono il gesto tecnico, non mi pare che il tiro presenti difficoltà pratiche o descrittive perché lo accosterei ad una semigirata al volo, allungo longitudinale del corpo, gamba e piede ben appoggiati a terra, con l’unica variante giustificata dalla qualità del passaggio lungo data dal colpire la palla nella sua metà inferiore affinché viaggi con rotazione inversa, frenante al contatto con il terreno di gioco.

giorgio
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E’ mio dovere spendere due parole sulla “mentalità calcistica” che la si deve apprendere dalle giovanili , che cosa comprende? Di tutto quello che gira attorno per essere un calciatore la prima regola ,chiamiamola così, è: “non giochi da solo ma giochi con dei compagni” con l’allenamento devono imparare anche la soluzione migliore in quella situazione ad esempio:..se vado in fascia e vado sul fondo per fare il cross prima di calciare con la coda dell’occhio o con uno sguardo veloce vedo quante maglie avversarie dentro l’area ci sono comprese anche dei miei compagni se vi è un affollamento eccessivo nell’area piccolo opterò per un tiro teso e forte cercando una deviazione se è meno affollata e vedo abbastanza maglie amiche opterò per un cross alto,questo lo si insegna nell’allenamento parlare con i ragazzi (calciatori) è una regola fondamentale per maturarli calcisticamente,imparare a conoscere i compagni fa parte anche lei della mentalità non dimentichiamoci che dopo molti ragazzi cambiano nella loro vita calcistica molte squadre quindi compagni diversi a cui si devono adattare o inserirsi,capire come e quando fare fallo e in base alle zone fare una scivolata in aerea è sempre rischiosa ,mi sembra di aver reso l’idea.
Visto che il sig. Giorgio ha parlato della partita amichevole Italia –Messico negli spogliatoi tra il primo e secondo tempo se fossi stato io l’allenatore ai ragazzi gli avrei detto “ ..ragazzi vi state divertendo.. allora nel secondo tempo andate in campo e cercate di divertirvi..”andare a giocare a calcio deve essere un divertimento sembravano che erano costretti a giocare controvoglia puoi fare schemi tattici che assomigliano a formule algebriche ma se manca la voglia non arrivi mai sul pallone,continui a correre a vuoto, ti fai dominare da una squadra che era messa in campo con la mentalità di fare bene e poi quando ti diverti la fatica non la senti neanche le botte e accomuno il divertimento quando da piccoli si andava nel campetto dietro la chiesa dove come porte si metteva le magliette e quando tiravi il pallone volava come l’ape maga e la partita finiva quando vedevi la mamma con aria minacciosa che ti gridava “adesso quando vieni a casa le prendi anche da papà.” oppure finiva la partita perché un tiro maldestro finiva nell’orto adiacente e l’anziano ,che curava l’orto, prendendo la forca trasformò il pallone in un pezzo di carne a mo di spiedino e noi imploravamo pietà ma ormai il danno era fatto niente paura avevamo un altro pronto per il giorno dopo tutto giallo con tre cuochi stampati su,Ho voluto raccontare questo aneddoto per far capire come si entra in campo con quale spirito non importa se dilettanti o professionisti devono prendere il gioco del calcio e la voglia di giocare la voglia di vincere,la voglia di divertirsi indipendentemente da schemi …non deve mai mancare.
Creare un gruppo è facile il difficile è dargli una mentalità calcistica stavolta non più singola ma di squadra.
Visto che oggi iniziano i mondiali auguro all’Italia di avere quella voglia e amore per il calcio come quando vedi un bambino che corre dietro ad una palla .
Angelo alighini

angelo
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ritengo che questo modulo di gioco,di cui magistralmente mister allegri descrive le caratteristiche dei tre centrocampisti,sia eccezionale.permette di sviluppare notevoli schemi d'attacco sfruttando i due esterni avanzati ,i due centrocampisti e idue esterni di difesa,permette anche una ottima fase difensiva purche' ottimizzata dal compotamento dei centrocampisti che deve essere molto preciso e tempestivo soprattutto quando i due esterni d'attacco vengono tagliati fuori dalla ripartenza degli avversari.per esperrienza diretta ritengo inoltre che sia ottimale per l'insegnamento tattico collettivo ed individuale nelle squadre giovanili per la partecipazione di tutti i reparti e deisingoli che nelle varie fasi di gioco questo modulo comporta.secondo il mio modesto parere credo che sia espressione di tante idee,personalità e quasi sempre buon gioco.complimenti a mister allegri.

rosario
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