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Ufficio stampa19/6/2017

COMPRENDERE LE DIFFERENZE CULTURALI IN UN CALCIO GLOBALIZZATO

È consultabile sul sito del Settore Tecnico la tesi con cui Guglielmo De Feis si è abilitato come Direttore Sportivo all’ultimo corso di Coverciano. 
Il lavoro, dal titolo ‘La cultural intelligence nel calcio’, analizza le problematiche, spesso sottovalutate, legate agli usi e costumi dei paesi dove siamo chiamati a lavorare: il modo di agire e pensare in questi stati, quanto è lontano dal nostro? Ciò che diamo per scontato, nella nostra mentalità, può essere invece frainteso secondo il loro modus operandi?

Il calcio di oggi si inserisce infatti in un contesto globalizzato, che porta con sé prospettive nuove: opportunità interessanti ed inimmaginabili, per gli addetti ai lavori, se solo ipotizzate qualche anno fa. Ma questi orizzonti, così allargati, devono in qualche modo essere studiati, per non rischiare di compromettere il nostro lavoro.

Conoscere le usanze dei paesi dove andremo ad operare – o con cui semplicemente ci interfacceremo per un primo approccio conoscitivo – è infatti un aspetto primario, da tenere in assoluta considerazione: sapere chi abbiamo davanti in una trattativa contrattuale, ad esempio, può rivelarsi un aspetto fondamentale.
La ‘cultural intelligence’ è proprio questo: ciò che si riferisce alla sensibilità che bisogna avere per comprendere le differenze culturali; un argomento sempre più importante in un contesto calcistico ormai esteso a livello mondiale.

Perché, citando lo stesso De Feis, “È interessante notare come l’unica forma di cultural intelligence applicata scientificamente al calcio sia quella che attiene ai moduli di gioco e allo scouting dei calciatori: potrebbe essere giunto il momento di applicarla a tutte le scienze che lavorano all’interno di esso”.